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Per tornare allo spirito primitivo

· Di nuovo in italiano le fonti agiografiche dell’Ordine francescano ·

Le Fonti Francescane — pubblicate per la prima volta nel 1977, di nuovo edite con arricchimenti successivi nel 2004 e nel 2011 — videro la luce in anni di fervida creatività. Sotto l’impulso impresso dal concilio Vaticano II, che nel decreto Perfectae caritatis aveva invitato gli istituti di vita consacrata a un «continuo ritorno alle fonti» e «allo spirito primitivo» (n. 2), la famiglia francescana non tardò a offrire nelle varie lingue moderne i testi fondamentali per comprendere più a fondo il carisma suscitato nella Chiesa da Francesco d’Assisi. Tra tutte, l’edizione italiana fu, più di ogni altra, coronata da successo.

Giotto, «Innocenzo III approva la Regola francescana» (Basilica superiore di Assisi, 1295-1299)

Lo scrive Felice Accrocca precisando che è vero, però, che proprio le Fonti, affiancandosi alla migliore ricerca scientifica sulle origini francescane, hanno contribuito a concentrare l’attenzione su Francesco e quindi a lasciare nell’ombra i suoi primi compagni e tanti altri che avevano finito per abbracciare la forma di vita religiosa scelta dall’Assisiate, con l’unica eccezione di un frate portoghese che legò il proprio nome alla comunità patavina, divenendo così — per tutti e per sempre — Antonio di Padova. Si dimostra perciò opportuna, aggiunge, l’iniziativa delle Editrici Francescane, che hanno riunito in un volume le fonti agiografiche sui primi testimoni dell’epopea francescana (Fonti agiografiche dell’Ordine francescano, a cura di Maria Teresa Dolso, Padova, 2014, pagine 706, euro 49): testi che, in alcuni casi, non erano stati ancora tradotti in lingua italiana, come il Dialogo sulle gesta dei santi frati Minori, attribuito a Tommaso di Pavia (ma sull’autore dell’opera e sulla sua datazione non si hanno certezze probanti), o la cosiddetta Vita Perugina del beato Egidio (a volte detto “da”, a volte “di” Assisi). In altri casi, invece, le traduzioni esistenti non risultavano sempre ineccepibili (come la pur meritoria opera di Vergilio Gamboso rispetto al corpus agiografico antoniano); in altri ancora — come è per gli Atti del beato Francesco e dei suoi compagni — la fonte è stata conosciuta soprattutto attraverso il suo volgarizzamento tardomedievale, i notissimi Fioretti, mentre mancava fino al presente una moderna traduzione italiana dell’originale latino.

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14 novembre 2018

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