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Torna la guerra
in Sud Sudan

· Migliaia fuggono da Juba ·

Non conoscono tregua le violenze in Sud Sudan, il giovane Stato dilaniato dalla guerra civile. Questa mattina a Juba, la capitale, sono segnalati scontri ed esplosioni. Migliaia di persone stanno abbandonando la città. Ad affrontarsi in questa nuova escalation di sangue sono le forze leali al presidente Salva Kiir e le milizie rivali che sostengono il suo vice Rijek Machar (già allontanato dalle sue funzioni per sospetto tradimento e poi richiamato in carica). 

Gruppo di soldati leali al vicepresidente Machar (Ansa)

La tensione resta dunque altissima in un Paese che due giorni fa ha celebrato il quinto anniversario dell’indipendenza dal Sudan. Da una fonte vicina al ministero della Sanità, gli scontri fra le truppe governative e i ribelli di Machar avrebbero causato 272 vittime, tra cui 33 civili. Colpi d’arma da fuoco e sparatorie si sono ripetuti anche ieri, 10 luglio, vicino alla sede delle Nazioni Unite, a dimostrazione che l’ombra della guerra civile continua ad aleggiare sul Sud Sudan nonostante l’accordo di pace. In dichiarazioni alla Bbc, il portavoce di Machar ha detto che «il Sud Sudan è tornato alla guerra» accusando le forze armate leali a Kiir di aver attaccato le sue posizioni a Juba. La missione Onu nel Paese africano ha annunciato che entrambe le sue sedi a Juba sono state raggiunte da colpi di arma da fuoco. Durante questi attacchi, sarebbe stato ucciso un casco blu di nazionalità cinese, stando a quanto riporta la stampa. Il comunicato del palazzo di Vetro non ha confermato la morte del militare, ma ha condannato «nel modo più forte i combattimenti» ed espresso «shock e indignazione per gli attacchi alle strutture dell’Onu». Ieri sera il dipartimento di Stato americano ha ordinato la partenza di tutto il personale non necessario dall’ambasciata a Juba, consigliando «la massima cautela ai cittadini statunitensi rimasti nel Paese». Per molti analisti, il ritorno alla guerra era nell’aria.

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18 ottobre 2019

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