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Terrore a Bogotá

· ​Oltre venti morti nell’attentato dinamitardo alla scuola nazionale della polizia ·

Il Papa esprime dolore per le vittime e condanna con forza un atto di cieca violenza

Torna l’incubo delle autobombe in Colombia. Ieri una macchina imbottita di esplosivo è riuscita a entrare nel recinto della scuola nazionale della polizia General Santander, nella parte sud di Bogotá, ed è esplosa uccidendo 21 persone e ferendone decine.

Cordoglio per le vittime e solidarietà alla popolazione sono state espresse da Papa Francesco in un telegramma a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di stato, inviato all’arcivescovo di Bogotá, cardinale Rubén Salazar Gómez. «Di fronte alla notizia del crudele attentato terroristico che ha diffuso dolore e morte nella città di Bogotá — si legge nel testo del telegramma — Papa Francesco esprime il suo più profondo cordoglio per le vittime che hanno perso la vita in un’azione tanto disumana, e offre preghiere per il loro eterno riposo. In questi momenti di commozione e tristezza, il Papa vuole anche offrire il suo sostegno e la sua vicinanza ai numerosi feriti, alle loro famiglie e a tutta la società colombiana». Il Papa «condanna con forza questa violenza cieca, che è un’offesa gravissima al Creatore, e rivolge la sua preghiera al Signore affinché aiuti nel perseverare nella costruzione della concordia e della pace in questo paese e nel mondo intero». Con questi propositi, il Papa «invoca su tutte le vittime, sui loro famigliari e sull’amato popolo della Colombia la benedizione apostolica».

La maggior parte delle vittime sono cadetti e allievi della scuola che stavano partecipando a una cerimonia di promozione dei giovani ufficiali. L’attentatore è stato identificato come José Aldemar Rojas Rodríguez, colombiano, morto nell’attacco. Le autorità stanno indagando sui mandanti dell’attentato.

L’esplosione, fortissima, ha danneggiato alcune strutture del complesso e ha scagliato migliaia di frammenti tra i viali e i giardini che si sviluppano all’interno della scuola. «Un veicolo — raccontano i testimoni — ha forzato uno degli ingressi secondari. Poi è esploso. È stata un’esplosione molto forte». Dai primi rilievi — dicono fonti della polizia — appare chiaro che si tratta di un’azione di professionisti. Maneggiare tanto esplosivo presuppone infatti una capacità e una destrezza particolari. Gli occhi degli investigatori sono tutti puntati sull’Esercito di liberazione nazionale (Eln), il gruppo armato che, nonostante la dichiarata disponibilità al dialogo, continua le sue azioni eversive. Sembra — dice la stampa — che l’attentatore fosse stato assoldato dall’Eln per compiere l’attacco.

Il presidente della Colombia, Iván Duque Márquez, ha parlato esplicitamente di «un miserabile attacco terroristico». «Tutti noi colombiani respingiamo il terrorismo e siamo uniti nell’affrontarlo. La Colombia è triste ma non si piegherà alla violenza» ha scritto il presidente, in un tweet di condanna dell’attentato dinamitardo. Raggiunto dalla notizia mentre si trovava a Quibdó, il presidente ha annunciato l’immediato ritorno nella capitale. «Ho dato ordine alle Forze di sicurezza di individuare gli autori di questo attacco e di portarli davanti alla giustizia» ha aggiunto Duque, che ha decretato tre giorni di lutto nazionale.

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