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Tokyo rafforza la sicurezza delle centrali nucleari

· Contro possibili atti di terrorismo ·

Il Governo del Giappone ha deciso di rafforzare la sicurezza delle centrali nucleari contro possibili atti di terrorismo, secondo le raccomandazioni fornite dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), a un mese circa dal vertice sul settore atomico in programma a Seoul, in Corea del Sud. Lo ha precisato il ministro nipponico dell’Industria, Yukio Edano, seguendo i pareri Aiea a tutela dei materiali nucleari.

Con la nuova ordinanza, gli operatori delle centrali saranno tenuti a raddoppiare le strutture di sicurezza, a rafforzare le misure contro la carenza di alimentazione e ad adottare altre accorgimenti agli edifici dei reattori. Edano ha poi detto che la revisione potrebbe aumentare i costi per gli operatori, ma giustificati dai motivi di sicurezza. Nel Paese del Sol Levante ci sono 54 reattori a uso civile, di cui solo due ancora in servizio, visto che gli altri — ad eccezione di quelli danneggiati e irrecuperabili della centrale di Fukushima, praticamente distrutta dal terremoto e dal successivo tsunami dell’11 marzo del 2011 — sono stati fermati per manutenzione ordinaria e non più riattivati per i timori delle popolazioni locali dopo lo scoppio della peggiore crisi atomica da quella di Chernobyl.

In un recente sondaggio condotto dalla Nuclear Threat Initiative, che ha esaminato la sicurezza atomica in 32 Paesi con materiali nucleari definiti vulnerabili, il Giappone si attesta al ventitreesimo posto, contro il tredicesimo degli Stati Uniti e il ventisettesimo della Cina.

E a quasi un anno dalla tragedia, la crisi a Fukushima è comunque ancora lontana dall’essere risolta. Alti livelli di radioattività sono stati infatti rilevati nei comuni nelle zone di sgombero attorno alla centrale, con un picco di 470 millisievert all’anno nella città di Futaba. Secondo gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Ambiente nipponico, a riassunto di misurazioni effettuate dal 7 novembre al 16 gennaio, diverse letture hanno indicato valori oltre i 50 millisievert annui, pari a un livello considerato inabitabile nello schema di nuova classificazione. Sempre a Futaba, ma in un’altra parte della città, è stato invece trovato il minimo assoluto di 5,8 millisievert, a conferma di un quadro irregolare e simile a quelli precedenti. Il ministero dell’Ambiente prevede così di stilare una relazione finale entro marzo, in modo che Tokyo possa usare i dati per riclassificare ad aprile la no-entry zone intorno alla centrale di Fukushima secondo tre categorie: area inabitabile con radiazioni annue di 50 millisievert o più; area con livelli tra 20 e 50 millisievert con limitazioni per i residenti; infine, area con livelli inferiori a 20 millisievert, dove sarà concesso il ritorno a casa.

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