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Tokyo e le nuove sfide
del nucleare

· La gestione delle scorie a sette anni dal disastro di Fukushima ·

Sette anni dopo lo tsunami che ha colpito la provincia di Fukushima, molti residenti sono tornati nelle loro case e sono perfino nati dei gruppi organizzati per portare i tanti visitatori curiosi nella regione colpita dalla catastrofe.

I residenti tornati a vivere nei loro villaggi ancora semiabbandonati sperano che il turismo “nucleare” aiuti a rianimare le loro città e alleviare i timori per le radiazioni che tuttavia in molte aree sono ancora cento volte superiori ai valori normali. La pulizia totale, compresa la rimozione del combustibile di uranio fuso all’interno della centrale di Fukushima, è un obiettivo di lungo periodo che può richiedere anche mezzo secolo e costare diverse centinaia di miliardi di yen all’anno (equivalenti a miliardi di euro).

Il Giappone ha adottato l’energia nucleare negli anni Cinquanta (uno dei primi paesi a farlo) sotto la spinta degli Stati Uniti. In effetti, gli Stati Uniti iniziarono a impegnarsi con il Giappone sull’uso di energia nucleare subito dopo la fine della seconda guerra mondiale in quanto desiderosi di promuovere e vendere la propria tecnologia di reattori nucleari in tutto il mondo.

Grazie all’accordo di cooperazione Usa-Giappone sugli usi pacifici dell’energia nucleare, il Giappone ora possiede 48 tonnellate di plutonio, la maggior parte delle quali è ora in Europa, dove è stato riprocessato, in quanto il Giappone non ha un uso chiaramente definito per questa enorme quantità di materiale nucleare.

Il Giappone sta ora pianificando di aprire un imponente impianto di ritrattamento del combustibile a Rokkasho. La ragione ufficiale per il funzionamento dell’impianto è il riciclaggio del combustibile esaurito per rifornire le centrali atomiche. La costruzione dell’impianto di ritrattamento di Rokkasho non è un progetto recente. È infatti iniziato ben venticinque anni fa e nei programmi doveva essere portato a termine entro il 1997. Tuttavia, la costruzione e la messa in servizio dell’impianto hanno subito diversi ritardi. La centrale per il ritrattamento del combustibile nucleare è una componente chiave della politica governativa di riciclo del combustibile nucleare, che mira a riutilizzare il plutonio estratto e l’uranio come combustibile per reattori. La tecnologia di ritrattamento nucleare nasce infatti con l’obiettivo di separare chimicamente e dunque recuperare plutonio fissile (cioè materiale in grado di sviluppare una fissione nucleare) dal combustibile nucleare esaurito.

Ma la costruzione dell’impianto di Rokkasho è stata rallentata da diversi problemi, con la data di ultimazione del progetto posticipata per ben 23 volte. L’impianto doveva inoltre soddisfare nuovi e più severi standard di sicurezza introdotti in seguito al disastro del complesso nucleare di Fukushima innescato dal terremoto e il conseguente tsunami del marzo 2011 che ha devastato parti della regione di Tohoku.

L’impianto di Rokkasho aumenterebbe significativamente il surplus di plutonio esistente in Giappone, tanto che un potenziale collegamento tra il prodotto finito di Rokkasho e le armi nucleari è stato suggerito da diversi esperti fin dall’inizio del progetto: costruito per produrre 8000 kg di plutonio utilizzabile in armi — sufficiente per produrre 1000 armi nucleari all’anno, secondo gli standard dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. E il Giappone sarà in grado di bruciare solo una parte dell’enorme quantità di materiale nucleare estratto lì.

Il paese uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale adotta attualmente una politica nazionale dei “tre no” alle armi nucleari: nessun possesso, nessuna produzione e nessuna presenza di armi nucleari sul territorio. Ma non mancano i politici giapponesi che parlano della necessità di dotarsi di armi nucleari. Lo scorso anno ad esempio l’ex ministro della difesa giapponese Shigeru Ishiba, da alcuni ritenuto un possibile successore di Abe alla guida del partito al governo, ha affermato che il Giappone dovrebbe poter costruire un’arma nucleare se vuole farlo. Aggiungendo tuttavia, che la sua non era la posizione ufficiale del governo.

Esperti come Frank von Hippel, un fisico teorico dell’Università di Princeton, hanno invitato il Giappone a interrompere il ritrattamento del combustibile esaurito. L’obiezione fondamentale al ritrattamento è che il plutonio è un esplosivo nucleare e nonostante l’industria nucleare affermi il contrario, è utilizzabile per la costruzione di potenti armi nucleari. Un impianto come quello che dovrà prendere vita a Rokkasho può separare diverse tonnellate di plutonio all’anno, quando un’arma nucleare richiede solo diversi chilogrammi.

da Tokyo Cristian Martini Grimaldi

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25 agosto 2019

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