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Tokyo ammette il sorpasso di Pechino

· La Cina seconda economia mondiale ·

La Cina è la seconda economia del mondo. Dopo oltre trent'anni il Giappone ha ceduto il secondo posto. Lo scorso 30 luglio — come aveva anticipato «L'Osservatore Romano» — era stata l'autorità monetaria di Pechino a dare l'annuncio. Ieri il dato è stato confermato dall'ufficio statistico della Repubblica Popolare e riconosciuto anche dall'Esecutivo di Tokyo, che ha ammesso il sorpasso. Il prodotto interno lordo (pil) giapponese del secondo trimestre dell'anno è stato pari a 1.288 miliardi di dollari. Un dato inferiore a quello cinese, che ha raggiunto la quota di 1.339.

Gli analisti internazionali si sono affrettati a stemperare i facili entusiasmi, come hanno fatto anche entrambi i Governi. Per un confronto corretto tra i due colossi asiatici occorre attendere la fine dell'anno, in quanto le statistiche cinesi non sono ponderate sui fattori stagionali. Inoltre, nel primo trimestre Tokyo sopravanzava Pechino per 2.587 miliardi di dollari a 2.532. Insomma, le variabili in gioco sono tante. Difficile fare previsioni.

Il dato però resta. Resta nel suo potente significato simbolico, come la fine di un'epoca. La corsa del Dragone è stata inarrestabile: dal 1978, quando Deng Xiaoping ha avviato le riforme economiche e aperto il Paese al sistema del mercato, la Cina ha compiuto passi da gigante. In soli dieci anni il Paese è passato dal settimo posto al secondo: nel 2007 ha superato la Germania, nel 2009 è diventato il primo esportatore e il primo mercato dell'auto.

Il cammino compiuto da Tokyo è molto diverso. Dopo decenni di sviluppo l'economia nipponica è entrata in una fase di stagnazione a causa del rallentamento dei consumi e degli investimenti. Il Giappone si era collocato al secondo posto, alle spalle degli Stati Uniti, nel 1986. Quest'anno il pil è cresciuto soltanto dello 0,4 per cento nel secondo trimestre, in calo rispetto al 4,4 dei tre mesi precedenti e molto al di sotto delle attese degli analisti, che prevedevano un più 2,3 per cento. Su base congiunturale, invece, la crescita è stata dello 0,1 per cento, in calo rispetto all’1,1 per cento del trimestre precedente. Il Governo sta correndo ai ripari con nuove misure volte a contrastare l'apprezzamento dello yen per favorire le esportazioni. Resta aperto però il fronte del debito pubblico in aumento.

Ma per capire l'eccezionalità del sorpasso di Pechino occorre tenere conto, al di là delle contrapposizioni storiche tra i due Paesi, del fatto che soltanto cinque anni fa l'economia cinese era circa la metà di quella nipponica. Il mondo, allora, non era stato colpito dalla grande crisi finanziaria e il Governo della Repubblica Popolare non pensava certo al pacchetto di incentivi fiscali da 580 miliardi di dollari che, avviato nel 2008, ha letteralmente protetto il suo sistema e garantito la crescita.

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