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Toaff il traghettatore

· I novantacinque anni del rabbino capo emerito di Roma ·

In occasione del novantacinquesimo compleanno di Elio Toaff, rabbino capo di Roma dal 1951 al 2001, viene presentato lunedì 3 maggio a Roma il volume Elio Toaff. Un secolo di vita ebraica in Italia (Torino, Zamorani, 2010, pagine 130, euro 18) dal quale pubblichiamo l'introduzione della curatrice e, sotto, un intervento del nostro direttore. Nell'ambito delle celebrazioni, inoltre, il rabbino emerito ha rilasciato interviste che sono state pubblicate sulle riviste «Pagine Ebraiche», mensile di attualità e cultura dell'Unione delle comunità ebraiche italiane diretto da Guido Vitale, e «Shalom», mensile ebraico di informazione e cultura diretto da Giacomo Kahn. A Toaff è stata per l'occasione intitolata una fondazione, varata nell'ottobre scorso e presieduta da Ermanno Tedeschi, che viene presentata nello stesso appuntamento romano nel corso del quale viene anche proiettata l'anteprima di un filmato realizzato da Emanuele Ascarelli e Mirko Duiella sulla vita di Elio Toaff.

Questa raccolta di saggi vuole essere un primo contributo allo studio della figura e del percorso di Rav Elio Toaff, rabbino capo di Roma per cinquant'anni, dal 1951 al 2001, oltre che personaggio di primo piano della vita italiana nella seconda metà del Novecento. Colui, in sostanza, che ha traghettato il mondo ebraico italiano nell'Italia di oggi, dopo gli anni difficili del dopoguerra: un quarto del rabbinato italiano distrutto dalla Shoah, gli ebrei impegnati in una ricostruzione difficilissima, dopo gli anni della persecuzione delle vite e quelli, quasi altrettanto disastrosi dal punto di vista dell'organizzazione comunitaria e della coesione interna, della discriminazione sancita dalle leggi del 1938.

Elio Toaff si è posto, se non immediatamente certamente dagli anni Settanta in poi, come il protagonista del reingresso totale e pieno degli ebrei nella società e nella cultura italiana. Egli ha saputo, certo non da solo ma sicuramente in un ruolo primario, reinserire il mondo ebraico in due nuovi contesti che si aprivano, quello della costruzione della memoria della Shoah e quello dei nuovi rapporti che si erano determinati, a partire dal concilio Vaticano II e dalla dichiarazione Nostra aetate , fra ebrei e Chiesa Cattolica. Ha saputo cioè cogliere il nuovo, fin dai suoi primi germi, aderirvi senza timori né paure, spingere un mondo ebraico periferico e numericamente ultramarginale nella società italiana su posizioni sempre più egemoni culturalmente e politicamente. Una spinta innovatrice sempre, evidentemente, mantenuta dentro i binari dell'osservanza della tradizione. «Un preciso orientamento tra modernità e tradizione», come sottolinea in queste pagine Rav Riccardo Di Segni, suo successore alla cattedra rabbinica di Roma. Ma non si trattava, vorrei porvi l'accento qui, né di un'operazione facile né di un'operazione scontata. Il legame tra il compito portato avanti da Toaff nel suo ruolo di rabbino di Roma e quello di italiano impegnato in un'opera di mediazione e di costruzione di nuovi rapporti tra la piccola minoranza ebraica e il mondo esterno di cui è parte integrante: è la chiave di questa raccolta di contributi. Una chiave volta ad approfondire la funzione di Toaff, proprio in quanto rabbino, nella società e nella cultura italiana. Per questo, il libro è orientato a sottolineare soprattutto il ruolo di Toaff nel rapporto con l'esterno, la sua immagine esterna. Non si tratta di un volume destinato ad approfondire la sua esperienza formativa ebraica e i suoi indirizzi rabbinici, qui solo accennati nel saggio di Di Segni e in quello di Marco Morselli.

Molta attenzione dedichiamo invece al suo rapporto con il mondo esterno, alla sua paziente e coraggiosa tessitura di rapporti, incontri, alla creazione insomma di quell'immagine di Toaff su cui finora assai poco si è detto e scritto, a parte la formula ormai un po' abusata di «papa degli ebrei». Qual è l'immagine che la società italiana in trasformazione, intenta a rivedere i suoi rapporti con il mondo ebraico e a edificare tanta parte della sua identità sulla memoria della Shoah, ha avuto del rabbino capo di Roma, fino alla visita di Giovanni Paolo II in Sinagoga nel 1986? E quanto ha influito, in quest'immagine, l'apertura di Toaff, il coraggio nell'affrontare il cambiamento, la capacità di tenere insieme i fili di più mondi, di riannodarli, la sua indiscussa capacità diplomatica e politica? Perché, insisto nel ribadire questo punto, non era affatto scontato che il mondo ebraico italiano del dopo Shoah fosse in grado di reggere i cambiamenti esterni, di comprenderli, di farli suoi. E forse, senza l'apporto del rabbino di Roma, questi cambiamenti stessi sarebbero stati assai più lenti e difficili.

Ecco quindi che i contributi di questo volume, affidati a storici e studiosi tanto ebrei che non ebrei, affrontano temi quali il ruolo di Toaff negli anni Trenta e Quaranta, nel rigoroso e documentato saggio di Tommaso Dell'Era; il dopoguerra e i nessi che legano la ricostruzione del mondo ebraico a quella della società italiana, nel bel saggio sulla cultura ebraica italiana del dopoguerra di Gadi Luzzatto Voghera; la stentata memoria della Shoah nella società esterna e le prime reazioni del mondo ebraico intento a contare i suoi caduti, nel saggio di Manuela Consonni e di Miriam Toaff Della Pergola; l'apporto di Elio Toaff al dialogo ebraico-cristiano, nel contributo di Marco Morselli che rievoca i primi passi del dialogo e il ruolo avutovi da Toaff, e in quello di Andrea Riccardi, che analizza il passaggio del mondo cattolico dall'indifferenza alla simpatia verso gli ebrei; e poi la ricezione del concilio Vaticano II, un tema importante e poco dibattuto, dal momento che gli studi toccano normalmente la ricezione cattolica del cambiamento e non quella ebraica, qui ampiamente trattato da Alberto Melloni; gli intensi e complessi rapporti tra cattolici ed ebrei e il consolidarsi dell'immagine esterna di Toaff, come il «papa degli ebrei», fino alla visita in Sinagoga del 1986, nel contributo storico di Andrea Riccardi, che queste vicende ha vissuto anche da protagonista. Sullo sfondo, l'immagine dell'anziano rabbino che, avvolto nel talet, in via Catalana saluta Benedetto XVI nella sua recente visita alla Sinagoga di Roma, sempre fiducioso nel dialogo, ancora disponibile a percorrere la strada, lunga e complessa, da lui stesso aperta in anni ormai lontani.

Ancora una parola sul titolo di questo volume. Certo, il ruolo di Elio Toaff è significativo nella seconda parte del Novecento, e solo a partire da allora. Ma, mentre il protagonista di questo lavoro compie novantacinque anni e si affaccia alla soglia del secolo, ci sia permesso di alludere nel titolo alla sua importanza in quella che è stata l'intera storia del secolo, il secolo dei genocidi e della violenza, ma anche il secolo del cambiamento e delle speranze nella costruzione di un mondo migliore. Cambiamenti e speranze che Elio Toaff ben rappresenta.

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