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Timori di una guerra monetaria

· A Nanchino il G20 studia nuove forme di collaborazione sui tassi di cambio ·

Francia e Stati Uniti chiedono d’includere lo yuan nel paniere dell’Fmi

Senza cooperazione il rischio di una disastrosa guerra monetaria è concreto. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, lancia un monito a tutte le potenze economiche mondiali per favorire maggiore integrazione e flessibilità. In un seminario del g20 apertosi oggi a Nanchino, Francia e Stati Uniti hanno chiesto l’integrazione dello yuan nel paniere dell’Fmi (Fondo monetario internazionale). Più cauto l’atteggiamento di Pechino, che si è limitata a parlare di una riforma del sistema monetario, senza toccare la spinosa questione della rivalutazione dello yuan.

Di fronte alle forti fluttuazioni dei tassi di cambio — ha detto Sarkozy — «esistono due possibili reazioni: ognuno per sé, con il rischio dietro l’angolo di una guerra delle valute e di nuove crisi, o la cooperazione e il coordinamento». Da Pechino è giunta una risposta conciliante e nessuna chiusura pregiudiziale sull'argomento monete. Il vice premier cinese, Wang Qishan, ha assicurato che «la Cina si impegnerà con la comunità internazionale per assicurare che l’ordine economico si muova senza provocare squilibri». Sarkozy ha precisato che il g20 deve fissare un calendario per rivedere la composizione del paniere dell’Fmi, ovvero le valute che compongono i diritti speciali di prelievo (a oggi: dollaro, euro, sterlina e yen). «È ormai il momento di rivedere e ampliare il paniere» ha detto Sarkozy, spiegando che è necessario sostenere e guidare «l'inevitabile internazionalizzazione delle principali valute del mondo». Questo — ha aggiunto — consentirebbe all’Fmi di aiutare i Paesi più in difficoltà.

Nel suo intervento il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ha sottolineato che il gap tra le valute flessibili e quelle con tassi da cambio rigidi rappresenta «il principale problema da risolvere nel sistema monetario internazionale». Tale asimmetria nel sistema di cambio «provoca molte tensioni, amplificando i rischi inflazionistici in quei Paesi con monete sottovalutate» ha precisato Geithner. Da tempo Washington sta mettendo sotto pressione il Governo di Pechino per favorire una celere rivalutazione dello yuan.

Tuttavia, oltre allo yuan, un altro tema di discussione del g20 a Nanchino è stata la vigilanza. L’Fmi — ha detto Sarkozy — dovrebbe essere potenziato per vigilare sulla stabilità delle valute. Secondo il capo dell’Eliseo, che è anche il presidente di turno del g20, «una maggiore sorveglianza da parte del Fmi è indispensabile: la Francia è a favore di una modifica dello statuto del Fmi per espandere le sue capacità di sorveglianza». Sarkozy si è anche espresso a favore della possibilità che il Fmi raccolga capitali attraverso l'emissione di bond sui mercati. In un precedente intervento, Sarkozy ha chiesto al Governo cinese di collaborare nel «controllare il prezzo delle materie prime, nella lotta contro la speculazione e per frenare la volatilità monetaria, che possono mettere a rischio gli sforzi di competitività dei Paesi» o anche «la pace nel mondo». Non possiamo agire — ha spiegato — «come se il mondo di oggi sembrasse quello di ieri».

Sulla necessità di una maggiore cooperazione tra la Cina e l’Occidente, così come tra le economie emergenti e le economie avanzate è intervenuto anche Zheng Bijian, presidente dell’istituto cinese per lo sviluppo pacifico e consigliere del presidente Hu Jintao. «In questo contesto — ha scritto Zheng Bijian in un articolo su “Il Sole 24 Ore” — il dialogo, le consultazioni, il coordinamento, la gestione e le riforme in maniera pacifica, cooperativa e mutuo beneficio saranno gli strumenti con cui affrontare i problemi esistenti ed emergenti; il mondo nel complesso avrà davanti opportunità e sfide, dove le prime saranno più delle seconde». La Cina — ha scritto Zheng Bijian — «è cresciuta economicamente e si accinge ad affrontare importanti e delicate riforme interne mentre ha un maggiore impatto nel mondo, per questo ha un interesse oggettivo a mantenere la pace e l’0rdine del mondo». In breve — ha concluso — «è necessario e possibile per noi lavorare insieme con una visione globale, spirito pragmatico e saggezza politica per costruire comunità d’interessi bilaterali e multilaterali in aree e a livelli diversi nel secondo decennio del secolo».

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