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Tigri di carta

· Nuovi crolli delle Borse cinesi ·

Rallenta l’economia cinese e i mercati accusano il colpo. Ieri la Borsa di Shanghai ha registrato il suo lunedì “nero” arrivando a perdere oltre l’otto per cento. Per Shanzen, stesso registro: meno sette per cento. Mai così male dal 2007. Oggi la situazione è leggermente migliorata: Shanghai ha chiuso a meno uno per cento, arrivando però a toccare un negativo del cinque.

Gli analisti spiegano che il mercato azionario cinese ha conosciuto una fase di grande euforia tra il giugno 2014 e il giugno 2015 — in un anno Shanghai è cresciuta del 150 per cento — ma quest’impennata non rispecchiava il reale andamento della società. E ora il Dragone ne sta pagando l’amaro prezzo. A provocare il crollo di ieri sono state soprattutto le speculazioni secondo le quali gli sforzi del Governo per sostenere i mercati non avrebbero prodotti i risultati attesi e che questo possa incidere negativamente sulla crescita. Nelle ultime due settimane, Shanghai ha bruciato 613 miliardi di dollari. «La fiducia è molto bassa, serve maggior supporto» ha spiegato Wu Kan, analista della società di consulenza Dragon Life. Molti governatori di Banche centrali stanno esortando i cinesi a difendere di più i loro mercati dalle speculazioni. «La lezione che dobbiamo apprendere dallo scoppio dell’ultima bolla è questa: una volta che la fiducia si è guastata, qualunque intervento volto a spingere in su le quotazioni ha un effetto di breve durata» sostengono i ricercatori di Capital Economics. Altri analisti tendono invece a ridimensionare il crollo, sottolineando invece come quella delle Borse cinesi sia una situazione del tutto a se stante, con alcune particolarità che possono facilitare l’azione degli speculatori.

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18 ottobre 2019

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