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Tibhirine
luogo teologico

· L’eredità dei trappisti assassinati nel 1996 ·

È il 21 maggio 2016: vent’anni e poco più di un mese sono trascorsi da quando fece il giro del mondo la tremenda notizia del ritrovamento delle teste dei sette monaci del monastero di Tibhirine. Sconcerto tra i cristiani, certo, ma anche tra tutti coloro che conoscevano la dedizione di questi uomini di Dio: come si poteva infrangere la sacralità della vita di monaci inermi che servivano Dio e quella terra, l’Algeria, a cui avevano consacrato la loro vita e il loro amore? 

La vetrata della cappella del monastero Notre-Dame de l’Atlas

Lo scrive Alberto Fabio Ambrosio aggiungendo che Tibhirine è diventato ben più di un luogo di pace e di rifugio per i musulmani della regione. Tibhirine ormai, e lo si può dire con certezza, è più di uno spirito, come quello di Assisi. Tibhirine è diventato un luogo teologico del dialogo interreligioso. Lo è diventato perché ha superato i soli confini di una storia che per quanto macchiata di sangue, richiama l’attenzione di tanti cristiani. Basti vedere le pubblicazioni recenti: una di queste ha l’onore della prefazione di Papa Francesco che riconosce nell’amore dei monaci il segreto di questi ospiti accolti nella “casa dell’islam”.

Mi sia consentito soffermarmi su un altro volume, di tutt’altro genere dell’analisi teologica. È tuttavia leggendo queste pagine come fosse un giallo che si è cristallizzata in me l’idea del luogo teologico senza frontiere (Fadila Semaï, L’ami parti devant, Parigi, Albin Michel, 2016, pagine 176, euro 16). Fadila Semaï, giornalista, si è imbattuta nella figura del priore di Tibhirine e, soprattutto nella sua amicizia con un musulmano, tale Mohamed, con cui Christian aveva stretto dei legami fraterni molto forti. Il futuro priore di Notre-Dame de l’Atlas esercitava in quegli anni il servizio militare in un’Algeria segnata dalla lotta per la liberazione dalla potenza colonizzatrice (1959-1961). Mohamed e Christian diventano amici, condividono molto anche delle loro aspirazioni religiose e spirituali, forse troppo per quell’epoca. Questa amicizia sincera con lo straniero, il francese, gli costò tuttavia nientemeno che la vita stessa. Mohamed fu abbattuto barbaramente mentre esercitava il suo mestiere di guardiano dei campi nel 1959 e, probabilmente, la sua morte salvò l’amico distogliendo dal sospetto che avrebbe potuto travolgere il militare francese a causa di questo legame fraterno.

È una storia di solidarietà spirituale che ha influenzato tutta l’evoluzione interiore di Christian de Chergé. A questa amicizia dobbiamo sicuramente lo spirito di Tibhirine e forse grazie a essa si comprende maggiormente il celebre testamento del priore. Fadila Samaï, algerina e di tradizione musulmana, percorre quindi la sua inchiesta animata da una passione che non è semplice desiderio di professionalità.

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