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Tra musica e luce

· ​Joseph Tusiani poeta latino ·

Non è facile riassumere gli oltre novant’anni di Joseph Tusiani — poeta pugliese naturalizzato americano che per tanti anni ha insegnato alla New York University e ha guidato la Catholic Poetry Society of America — anche occupandosi solo della produzione inglese e latina, trascurando quella italiana e quella in dialetto garganico.

Basti pensare ai componimenti pubblicati negli anni Sessanta, da Poesia missionaria in Inghilterra e in America — di cui si occupò Giannina Spellanzon sull’Osservatore Romano il 17 gennaio 1954 — a un saggio con antologia sull’influenza cristiana nella poesia negro-americana, passando per la traduzione in inglese delle rime di Michelangelo fino a Lo Speco celeste (1957) e altrettante innumerevoli opere legate alle sue radici classiche e cristiane.

Insomma, un poeta vero, genuino e autentico, che ha fatto delle liriche una ragione di vita e che dall’alto della sua veneranda età guarda ancora oggi alla vita con rinnovato vigore ed energica vitalità componendo quotidianamente in quattro lingue.

Proprio Tusiani, italiano che ancora scrive in latino, nel recente volume Itinera classica che studia e analizza la poesia latina di ventitré secoli è stato scelto da Nikolaus Thurn dell’università di Berlino per rappresentare con una lirica, In vehiculo subviario, il ventesimo secolo. Un onore non da poco che lo pone in compagnia di un’illustre comitiva: da Catullo ad Ausonio, da Stazio ad Apuleio, da Virgilio ad Ambrogio, da Venanzio Fortunato a Giovanni Pontano, da Cowley ad altri poeti di origine nordica.

Lo testimoniano le dodici liriche latine scelte, presentate e tradotte da Emilio Bandiera (università di Lecce) in Ad Maiorem Baculi Gloriam (Amaltea Edizioni, Melpignano, 2014, pagine 22), elegante opuscoletto in cui cogliamo tutta l’espressione latina con cui ancora gioca e scherza Tusiani nel momento in cui è costretto (avendo superato i novant’anni) ad appoggiarsi a un bastone per sfuggire alla violenza del tempo, e ad aggredire invictus la bellezza del mondo e della poesia che ancora sostiene la sua memoria e il suo intelletto: nunc mage limpida adest per morbuum visio vitae / nunc tandem vitae miracula et omina splendent.

Tusiani infatti non vuole porsi domande di fronte al funereo diritto del fato che va scongiurato, piuttosto preferisce interrogarsi ancora sul giorno che si rinnovella e sulla vita. Tra musica e luce, ogni giorno sempre nuove, il poeta si pone una quaestio simplex, una sola domanda: chiede a Dio se in Cielo l’uomo sarà trasformato in una parola di poesia.

Un vero e proprio ammaestramento morale, questa raccolta tusianea, forse la più autentica da Melos cordis in poi; una perla di saggezza che l’autore vuol condividere con noi, un breve sogno da vivere tutto, laddove tutto è poesia e giovinezza che fa gridare al poeta: «E allora ti abbraccio, prossima ora del giorno, / sempre la prima e breve sempre. / Ti abbraccio con somma dolcezza e con imperioso / fuoco d’amore, o vita umana».

di Matteo Coco

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17 novembre 2019

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