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Theresa May
riunisce il governo

· ​Stretta tra le pressioni popolari e le scadenze sulla Brexit ·

Dopo l’imponente manifestazione di sabato scorso il dibattito sulla Brexit avviene non solo nei palazzi della politica ma anche a livello popolare e sui social. Secondo i dati aggiornati alle 23 di ieri sera, la petizione che chiede al governo britannico di revocare l’articolo 50 che regola l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, rivedendo quindi l’intera decisione di lasciare l’Ue, aveva raccolto le firme di 5,3 milioni di cittadini britannici. A riferirlo, questa mattina, «The Guardian», sottolineando come si tratti della petizione cha ha ricevuto più sottoscrizioni fra quelle fino ad ora postate sul sito web del parlamento di Londra.

Un nuovo pronunciamento sulla Brexit è stato sempre escluso dal premier britannico, Theresa May, la quale ha convocato per oggi una «riunione di crisi» nella residenza in campagna del primo ministro, Chequers, alla quale partecipano ministri e deputati tories, fra cui il suo vice, David Lidington, e il ministro dell’ambiente, Michael Gove. Alla stampa, ieri, il ministro delle finanze, Philip Hammond, ha ribadito che uscire dall’Ue senza un accordo sarebbe «catastrofico per il Regno Unito e per la sua economia». E ha spiegato che, a suo avviso, chiedere le dimissioni di Theresa May «non risolverebbe le cose». Il ministro delle finanze, piuttosto, chiede al Parlamento di «prendere l’iniziativa e indicare quale strada alternativa sia percorribile se il piano che è stato concordato con la Ue non è considerato accettabile».

Al momento in realtà sembra impossibile trovare un accordo in Parlamento sul «piano May» per la Brexit. Lo stesso Hammond ha ammesso che probabilmente «non ci sono le condizioni per l’approvazione del piano con un terzo voto», ma il ministro ha ribadito anche che il suo obiettivo resta quello di «un’uscita ordinata dalla Ue con un accordo».

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