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Testimonianza di unità

· Benedetto XVI sulla comunione ecclesiastica con i maroniti ·

La comunione ecclesiastica tra la Chiesa di Roma e la Chiesa maronita è una testimonianza di unità visibile che certamente aiuterà a stabilire quella pace alla quale aspirano i popoli del Libano e dell’intera regione del Medio Oriente. Lo ha sottolineato Benedetto XVI nel discorso rivolto giovedì mattina, 14 aprile, a Sua Beatitudine Béchara Pierre Raï, nuovo Patriarca di Antiochia dei Maroniti, ricevuto in udienza nella Sala Clementina insieme con un gruppo di fedeli libanesi e i loro loro vescovi.

Soffermandosi sull’importanza della comunione ecclesiastica il Papa ha detto che essa «avrà la sua espressione più autentica nella Divina liturgia durante la quale sarà condiviso l’unico Corpo e Sangue di Cristo. È là che si manifesta la pienezza della comunione tra il Successore del Principe degli Apostoli e il sessantasettesimo Successore di San Marone». Il Papa ha invitato il Patriarca a puntare sulla formazione dei giovani — che ha auspicato sia riconosciuta dalle autorità «senza discriminazioni» — insistendo sulla trasmissione «dei valori fondamentali», affinché essi diventino realmente «uomini e donne responsabili nelle loro famiglie e nella società».

Beatitudine,

Venerati Fratelli nell’Episcopato,

Cari Figlie e Figlie della Chiesa Maronita,

Questa prima visita al Successore di Pietro dalla sua elezione alla Sede Patriarcale di Antiochia dei Maroniti, è un momento privilegiato per la Chiesa universale. Sono lieto di riceverla qui, con i vescovi maroniti, i sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli, per solennizzare l’ Ecclesiastica Communio che le ho manifestato per lettera lo scorso 24 marzo. La sua elezione, avvenuta alcuni giorni dopo la chiusura dell’Anno Santo, promulgato per celebrare il milleseicentesimo anniversario della morte di san Marone, appare come il frutto più importante delle numerose grazie che egli ha ottenuto per la sua Chiesa.

Saluto cordialmente tutti voi che siete venuti per stare accanto al vostro Patriarca in questo grande momento di comunione fraterna e d’indefettibile unità della Chiesa Maronita con la Chiesa di Roma, sottolineando così l’importanza dell’unità visibile della Chiesa nella sua cattolicità. In assenza del Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir mi permetto di esprimergli il mio affetto e il mio ringraziamento per aver dedicato venticinque anni della sua vita a guidare come Patriarca la Chiesa Maronita fra le turbolenze della storia.

Fra non molto questa comunione ecclesiastica troverà la sua espressione più autentica nella Divina Liturgia dove verrà condiviso l’unico Corpo e Sangue di Cristo. È lì che si manifesta la pienezza della comunione fra il Successore del Principe degli Apostoli e il settantasettesimo Successore di san Marone, Padre e Capo della Chiesa di Antiochia dei Maroniti, Sede Apostolica tanto prestigiosa dove i fedeli di Cristo hanno ricevuto per la prima volta il nome di “cristiani”! La vostra Chiesa patriarcale e la sua ricca tradizione spirituale, liturgica e teologica, di tradizione antiochena, adornano sempre l’intera Chiesa con questo tesoro.

Poiché siete nel cuore del Medio Oriente, avete una missione immensa fra gli uomini, ai quali l’Amore di Cristo spinge ad annunciare la Buona Novella della Salvezza. Durante il Sinodo che ho convocato nell’ottobre del 2010, è stata ricordata molte volte, l’urgenza di proporre nuovamente il Vangelo alle persone che lo conoscono poco o che si sono allontanate dalla Chiesa.

Con tutte le forze vive presenti in Libano e in Medio Oriente, so, Beatitudine, che avrà a cuore di annunciare, di testimoniare e di vivere nella comunione questa parola di vita al fine di ritrovare l’ardore dei primi fedeli che “erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” ( At 2, 42).

Questa regione del mondo che i patriarchi, i profeti, gli apostoli e Cristo stesso hanno benedetto con la loro presenza e con la loro predicazione, aspira a quella pace duratura che la Parola di verità, accolta e vissuta, ha la capacità di stabilire.

Conseguirete questo obiettivo attraverso un’educazione umana e spirituale, morale e intellettuale dei giovani grazie alla vostra rete scolastica e catechetica, di cui conosco la qualità. Auspico ardentemente che il vostro ruolo nella formazione sia sempre più riconosciuto dalla società, affinché i valori fondamentali vengano trasmessi senza discriminazioni.

Che in tal modo i giovani di oggi diventino uomini e donne responsabili nelle loro famiglie e nella società, per costruire una solidarietà e una fraternità più grandi fra tutte le componenti della Nazione. Trasmettete ai giovani tutta la mia stima e il mio affetto, ricordando loro che la Chiesa e la società hanno bisogno del loro entusiasmo e della loro speranza. A tal fine vi invito a intensificare la formazione dei sacerdoti e dei numerosi giovani che il Signore chiama nelle vostre Eparchie e nelle vostre congregazioni religiose. Che, mediante il loro insegnamento e la loro vita, siano autentici testimoni del Verbo di Dio per aiutare i fedeli a radicare la loro vita e la loro missione in Cristo!

Beatitudine, le formulo voti fraterni affinché lo Spirito Santo l’assista nell’esercizio del suo mandato. Che la consoli nelle difficoltà e le dia la gioia di veder crescere in fervore e in numero la sua Chiesa! All’alba del suo ministero, voglio ripeterle le parole di Cristo ai discepoli: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno” ( Lc 12, 32). Mentre rivolgo a tutto il popolo libanese i miei cordiali saluti, l’affido in modo particolare all’intercessione di Nostra Signora del Libano, visto che lei, Beatitudine, è figlio dell’Ordine Maronita della Beata Vergine Maria, e anche all’intercessione di san Marone e di tutti i santi e i beati libanesi. Di tutto cuore le imparto la Benedizione Apostolica, che estendo ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a tutti i fedeli del suo Patriarcato.

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23 ottobre 2019

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