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Testimoni della radicalità del Vangelo

· Intervista a don Francesco Cereda regolatore del capitolo generale salesiano ·

Mistico nello Spirito, profeta della fraternità, servo dei giovani: è questo l’ideale identikit del salesiano oggi. A tracciarne il profilo è don Francesco Cereda, regolatore dell’imminente capitolo generale 27 della congregazione salesiana. «L’Osservatore Romano» ha posto a don Cereda alcune domande per approfondire il senso di questo appuntamento che proietta la congregazione nell’anno del bicentenario del nascita di don Bosco attraverso le novità riformatrici del pontificato di Papa Francesco.

«Testimoni della radicalità evangelica: lavoro e temperanza». Perché i salesiani hanno scelto questo tema per il loro capitolo generale 27?

La vita consacrata è chiamata a dare testimonianza del Vangelo; questa è la sua identità. La testimonianza è fondamentale per la vita cristiana e ancor più per la vita consacrata. La testimonianza fa crescere la Chiesa; Papa Benedetto xvi ci ricordava che «la Chiesa cresce per testimonianza e non per proselitismo». La testimonianza che attrae è quella della vita vissuta secondo il vangelo. Il “lavoro” e la “temperanza” sono il distintivo del salesiano, ossia il suo modo di testimoniare la radicalità del Vangelo; con il lavoro e la temperanza egli concretizza il programma di vita di don Bosco: «dammi le anime, toglimi pure tutto il resto». Tale programma rappresenta infatti la mistica e l’ascetica del salesiano, che si esprime in modo visibile proprio con la dedizione nel lavoro apostolico e con la capacità di rinuncia.

In che modo il vostro capitolo generale terrà presente il bicentenario della nascita di don Bosco e il valore simbolico di rinnovamento e riforma del pontificato di Francesco?

Dopo il pellegrinaggio dell’urna di don Bosco e dopo il triennio di preparazione, il capitolo generale è come la “porta” che ci introduce al bicentenario della sua nascita, che sarà celebrato dal 16 agosto 2014 al 16 agosto 2015. Il capitolo intende infatti aiutarci ad assumere con più consapevolezza la nostra identità carismatica, a conoscere, comprendere, imitare, invocare maggiormente Don Bosco e quindi ad approfondire e comunicare la sua attualità spirituale ed educativa. Nello stesso tempo questo capitolo avviene durante il primo anno del servizio petrino di Papa Francesco; esso non potrà non tener conto della sua testimonianza di vita semplice e povera; del suo invito a superare la mondanità spirituale; del suo impegno di essere vicini a tutti, specialmente ai poveri e sofferenti, ai giovani e agli anziani, alle famiglie; della sua audacia ad uscire, ad andare nelle periferie, a recarsi nelle frontiere. La Evangelii gaudium diventerà certamente un riferimento imprescindibile per il nostro impegno di evangelizzazione dei giovani.

di Carlo Di Cicco

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26 gennaio 2020

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