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Testimoni di pace
e riconciliazione

· La consegna del cardinale Sandri ai fedeli delle Chiese di Etiopia ed Eritrea ·

«Chiamati a trasmettere la forza della benedizione del Signore» in Italia, in Europa e soprattutto «nelle amate Eritrea ed Etiopia», «siate testimoni» dell’amore di Gesù «sempre e comunque, come lo è stato anche di fronte ai suoi uccisori il primo martire Stefano al quale è dedicata questa chiesa». È questo il mandato che il cardinale Leonardo Sandri ha affidato a quanti, nella mattina di domenica 12 gennaio, hanno partecipato alla celebrazione delle lodi e alla Divina liturgia nella chiesa di Santo Stefano degli Abissini, nei Giardini vaticani, in occasione della festa patronale della chiesa, nel contesto del centenario del Pontificio collegio Etiopico.

Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali — che, sabato 11, aveva accompagnato la comunità del Pontificio collegio Etiopico nell’incontro con Papa Francesco — ha rivolto il suo saluto ai presenti al termine della celebrazione che si è svolta secondo il rito alessandrino geez. Alla liturgia hanno preso parte anche l’arcivescovo Cyril Vasil’, segretario della Congregazione, e il cardinale Domenico Calcagno. Hanno concelebrato i due metropoliti delle Chiese sui iuris di Etiopia ed Eritrea, il cardinale Berhaneyesus Demerew Souraphiel e l’arcieparca Menghesteab Tesfamariam. Con loro, numerosi sacerdoti e tanti fedeli che hanno partecipato con la gioia dei canti tradizionali della loro liturgia.

Il cardinale Sandri, nel sottolineare la bellezza e la profondità della fede «trasmessa da generazioni» in Etiopia e in Eritrea e «arricchita dal vincolo manifesto col successore di Pietro», ha invitato i presenti a rendere grazie al Signore «per il dono di essere popolo di Dio in cammino lungo la storia» e a portare la loro testimonianza nella vita di tutti i giorni. «Fate sentire — ha detto il porporato — la carezza del Signore e la sua forza soprattutto ai bisognosi, ai poveri di pane e di speranza, ai giovani forse tentati di scoraggiarsi di fronte al futuro». E ha aggiunto: «Fate sentire la potenza della pace e della riconciliazione, che è dono di Dio, anche a coloro che vi ostacolano in diversi modi, che si mostrano nemici con le loro azioni e decisioni, tentando di soffocare il bene operato grazie alle opere di carità e di formazione come se esso non fosse un vero contributo alla costruzione del bene comune».

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26 febbraio 2020

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