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Testimoni dello spirito

· A settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale ·

Nei bilanci che si stanno redigendo in questo tempo di anniversari — i settant’anni dal 25 aprile della liberazione italiana e dall’8 maggio della capitolazione tedesca che pose fine in Europa alla guerra — si trascura spesso di citare la presenza, nella comune lotta per la libertà e i diritti della persona, di una folta schiera di testimoni dello spirito: quelli che hanno impegnato se stessi, sovente sino a morirne, in nome di valori religiosi, in particolare cristiani.

L’abbé Franz Stock

È lunga la lista di quanti sono caduti affinché — come scrisse Teresio Olivelli nell’invocazione a Cristo della Preghiera del ribelle — «il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri morti a crescere al mondo giustizia e carità». Quella lista comprende gente di ogni nazione, età, sesso, condizione e confessione, consacrati e laici, vittime delle brutalità delle ideologie pagane che sconvolsero per cinque anni l’Europa.
Ma anche da un inferno di violenza lo Spirito ha saputo ricavare frutti: dai lager, dalle stragi, dalle torture, dalla solidarietà, pagata a caro prezzo, verso i perseguitati e gli oppressi sono emersi diecine di santi, beati, venerabili, servi di Dio, canonizzandi. E ancora dal mondo dei credenti riconoscimenti al valore civile e militare. E, infine, un gran numero di giusti d’Israele fra sacerdoti, religiosi, religiose e laici cristiani. Insieme con esemplari figure di protestanti, come Dietrich Bonhoeffer e James Helmuth von Moltke, o come Alexander Schmorell, uno del gruppo della Rosa Bianca, proclamato santo dalla chiesta ortodossa.
All’interno di questa panoplia di testimoni è possibile verificare anche incontri di protagonisti della santità. Dal campo di concentramento di Flossenbuerg rimane l’immagine, difficilmente cancellabile, di Teresio Olivelli che, alla vigilia di Natale del 1944, va a portare conforto a un compagno gravemente infermo, Odoardo Focherini, detenuto perché colpevole di aver aiutato alcuni ebrei a espatriare. Focherini spirerà quella stessa sera; Olivelli quindici giorni dopo sarà massacrato da un guardiano per aver tentato di soccorrere un altro prigioniero sottoposto a sevizie. Di loro non restano reliquie fisiche perché i corpi dei morti venivano inceneriti. Ma rimane la commovente icona dell’incontro, in un luogo di umana disperazione, fra due credenti ai quali la Chiesa attribuirà, per Focherini, il titolo di beato, e per Olivelli, di servo di Dio, in attesa che si concluda il processo di canonizzazione in corso.
Un’altra immagine esemplare riguarda il rapporto tra un francese e un tedesco. Il primo è Edmond Michelet, uno dei capi della Resistenza cattolica, imprigionato nel carcere di Fresnes dove andava a trovarlo il secondo, l’abbé Franz Stock, cappellano tedesco dei reclusi nei quattro anni dell’occupazione, 1940-1944. Per tutti e due si sono conclusi i preliminari del processo di canonizzazione. Michelet, più tardi ministro — verrà definito il «ministro che prega» — con De Gaulle, racconta la prima visita del sacerdote, accolto con iniziale diffidenza.
«Al momento di andarsene, mi fece scivolare fra le mani — scrive Michelet — una Bibbia che gli aveva dato per me il padre Maydieu, amico fedele e non meno fedele complice, poi mi promise che sarebbe venuto la settimana seguente. Fece finta di andarsene, ma tornando sui suoi passi e abbassando ancora di più il tono della voce, disse in un soffio: “Recitiamo insieme un’ultima Ave Maria”. Ci eravamo messi in ginocchio, volgendo le spalle al caporale. Proseguì con lo stesso tono monocorde: “Ave Maria, gratia plena... sua moglie è venuta ieri a trovarmi. Sta bene e anche i vostri figli… Dominus tecum… le fa dire di non preoccuparsi. Tutto bene a casa… benedicta tu in mulieribus”».
L’abbé Stock è quindi una figura emblematica di uomo di pace, indirettamente anticipatore della riconciliazione di due popoli considerati tradizionalmente nemici: non a caso la sua canonizzazione è stata congiuntamente sollecitata da un comitato franco-tedesco e a lui è intitolata la piazza antistante il sacrario della Resistenza francese, al Mont Valérien presso Parigi. Stroncato dalla fatica morirà a 44 anni nel 1948, dopo essere rimasto in Francia per non aver voluto lasciare senza assistenza i propri commilitoni feriti. 

di Angelo Paoluzi

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20 ottobre 2019

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