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​Testimoni della fede

Dall’idea iniziale di scrivere un libro sulla Chiesa cattolica e il Comunismo, siamo giunti a dar vita a tre diverse pubblicazioni. Il progetto editoriale La Chiesa cattolica e il Comunismo in Europa centro-orientale e in Unione Sovietica si compone di quattro volumi, pubblicati nella collana Storia della Chiesa in Europa centro-orientale. Tutti analizzano la raffinata e multiforme battaglia dei comunisti contro la religione in generale e, in modo particolare, contro la Chiesa cattolica. Il primo progetto, molto gradito dai lettori, a distanza di solo pochi mesi, aveva già due edizioni (marzo e novembre 2016). 

Giovanni Paolo ii con il cardinale König a Vienna

Dopo due anni di preparazione, vogliamo ora presentare ai lettori un nuovo volume della stessa collana dal titolo: Testimoni della fede. Esperienze personali e collettive dei cattolici in Europa centro-orientale sotto il regime comunista . Nel libro sono presentate diverse forme delle persecuzioni della Chiesa nei paesi del blocco sovietico, governati dal regime comunista, e nello stesso tempo la coraggiosa, spesso eroica, testimonianza della fede di alcuni cattolici. Inizialmente in questo progetto editoriale volevamo presentare anche le testimonianze dei cattolici negli Stati incorporati direttamente nell’Unione Sovietica. Per l’importanza di questi paesi e per la peculiarità delle forme persecutorie poste in atto in urss, abbiamo deciso di dedicare a questa problematica un altro libro dal titolo La Chiesa cattolica in Unione Sovietica. Dalla Rivoluzione del 1917 alla perestrojka. Il volume sarà pubblicato nel 2017. Proprio nel 2017 cadrà il 100° anniversario della Rivoluzione d’ottobre, iniziata in Russia nel febbraio 1917, che causò, tra l’altro la caduta dell’Impero degli zar. Come sappiamo, col tempo la rivoluzione iniziò a perseguitare ogni forma di religione, gettando le fondamenta dell’ideologia atea.
Come si può intuire dal titolo stesso Testimoni della fede. Esperienze personali e collettive dei cattolici in Europa centro-orientale sotto il regime comunista, si tratta di un’opera dedicata ai numerosi credenti cattolici del blocco sovietico impegnati nella difesa della loro fede e delle strutture della Chiesa. Le persecuzioni che la Chiesa subì nell’Europa dominata dal potere sovietico, distrussero tante delle sue strutture fondamentali, ma non riuscirono a sradicare la religione dalla coscienza popolare. Fallì il tentativo di creare un’alleanza atea nel cuore dell’Europa cristiana. Le azioni contro la Chiesa avevano il carattere di una campagna politica, legata a contingenti problemi interni e l’efficienza di quelle azioni dipendeva dalla determinazione degli attivisti comunisti nella lotta contro la religione, dalla resistenza sociale e infine dalla posizione che la Chiesa occupava all’interno di ciascuna nazione. Si formò definitivamente un modello totalitario, tendente verso il pieno controllo della vita religiosa ed ecclesiale. Presupponeva anche l’ateizzazione forzata di larghe fasce sociali e le repressioni contro i dissidenti.
Presentando nella nostra pubblicazione le condizioni di vita dei cattolici europei, vogliamo nello stesso tempo menzionare le diverse problematiche, sorte soprattutto dopo la distruzione delle strutture religiose. Per raggiungere questo scopo con una prospettiva abbastanza larga e variegata, abbiamo individuato alcuni gruppi rappresentativi: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici. La documentazione sui vescovi e sui sacerdoti, come ovvio, è molto più ampia rispetto a quella sui laici, spesso poco conosciuti e non inseriti gerarchicamente nella struttura ecclesiale. Per questo motivo, nella presente pubblicazione sono meno rappresentati, proprio per la scarsità del materiale archivistico.
La forma dell’esposizione e il suo contenuto dipendono dall’autore del testo, che ha scelto come presentare la situazione della Chiesa nel suo paese. Questo volume, che comprende tutti gli Stati del blocco sovietico con l’eccezione dell’Unione Sovietica, tuttavia, non è una raccolta di biografie.
I diversi articoli sono raccolti in ordine alfabetico, secondo il nome del paese, iniziando dall’Albania.
Le persecuzioni della Chiesa non ebbero lo stesso carattere e determinazione. Nei paesi dove i governi avevano collaborato con il Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale, come la Bulgaria, la Croazia, la Slovacchia, l’Ungheria e la Romania, le persecuzioni della Chiesa iniziarono subito dopo la fine della guerra, già nel 1945, con la pretesa di combattere un comune nemico, ostile all’intero popolo.
In Bulgaria i cattolici costituivano solo una piccola minoranza e tra di loro vi erano diversi stranieri. I sacerdoti finirono in prigione. Il 16 luglio 1952 fu arrestato il vescovo di Nicopoli, il passionista Eugenio Bossilkov, e il 3 ottobre 1952 fu condannato a morte insieme a 3 sacerdoti religiosi assunzionisti.
In Romania il regime comunista cercò di cancellare il sentimento della monarchia e di ridurre l’influenza dei più importanti personaggi del paese: il re Michele fu esiliato, i capi dei partiti politici, gli scienziati che si opponevano al nuovo regime, i vescovi cattolici, furono arrestati. Il progetto del nuovo Stato prevedeva diverse tappe: l’integrazione dell’armata romena nel blocco sovietico; il rafforzamento dell’unico partito; la promulgazione della Costituzione nell’aprile 1948. La battaglia del regime comunista era indirizzata contro la Chiesa cattolica. I cattolici di rito latino e gli uniati fecero una convinta resistenza per mezzo secolo e per questo l’obiettivo immediato della persecuzione divenne la Chiesa greco-cattolica. Il regime imprigionò tutti i vescovi greco-cattolici. Numerosi vescovi e sacerdoti di rito latino furono prima incarcerati e poi esiliati. In Transilvania, sul modello sovietico, nel 1948 fu distrutta la Chiesa greco-cattolica.
In Croazia i vescovi, i sacerdoti e i fedeli subirono una dura repressione: 243 sacerdoti furono uccisi, 89 scomparvero e 169 furono arrestati. Lo Stato ridusse la libertà di culto e proibì ogni attività fuori dalla chiesa parrocchiale. Proprio in Croazia fu organizzato, già nel 1946, il primo processo contro l’arcivescovo di Zagabria, Alojzije Stepinac da parte dei comunisti jugoslavi, i quali provarono a distaccare la Chiesa croata da Roma per creare una Chiesa nazionale; ma la coraggiosa risposta dei vescovi non lasciò loro alcun dubbio. Il potere decise di organizzare un processo farsa contro mons. Stepinac, con l’accusa di aver collaborato con il regime ustascia. L’11 ottobre 1946, mons. Stepinac fu condannato a 16 anni di lavori forzati, nel 1951 venne trasferito dalla prigione di Lepoglava al domicilio forzato presso Krašić. Era agli arresti domiciliari quando, il 12 gennaio 1953, Pio xii lo nominò cardinale; mori il 10 febbraio 1960 a Krašić e fu sepolto nella cattedrale di Zagabria. Il 3 ottobre 1998 fu beatificato da papa Giovanni Paolo ii a Marija Bistrica.
In Ungheria, appena i comunisti assunsero il potere politico, fecero la separazione fra Stato e Chiesa (1948). Il partito desiderava diffondere l’ideologia materialista fra i giovani e la classe operaia. L’arcivescovo Mindszenty fu arrestato a Esztergom il 26 dicembre 1948 e fu condannato all’ergastolo l’8 febbraio 1949. Fu liberato nel 1956 durante la rivoluzione ma già il 4 novembre 1956 le divisioni sovietiche cominciarono l’assedio di Budapest e Mindszenty fu costretto a chiedere asilo all’Ambasciata americana. Il 16 settembre 1964, tra l’Ungheria e la Santa Sede fu stipulato un Accordo. Al cardinale Mindszenty, dopo le trattative tra il governo e il Vaticano, nel 1971 fu consentito di recarsi a Vienna. Per la Santa Sede l’Accordo con il regime costituiva il primo esempio della pacifica risoluzione nel blocco sovietico.
In Slovacchia i comunisti combattevano la Chiesa perché il sacerdote Josef Tiso era stato presidente della Repubblica Slovacca (1939-1945). Anche la Chiesa greco-cattolica fu soppressa e il 28 aprile 1950 i fedeli greco-cattolici furono costretti ad unirsi alla comunità della Chiesa ortodossa. I vescovi, i sacerdoti e i religiosi furono arrestati e condannati al carcere. Dopo la Primavera di Praga, nel 1968, la Chiesa greco-cattolica in Cecoslovacchia fu di nuovo riconosciuta dal governo, ma senza ricevere indietro le proprietà legate al culto e senza la possibilità di poter svolgere liberamente le sue attività.
In Albania il governo aveva dichiarato, nella stessa Costituzione, l’ateismo come uno dei fondamenti dello Stato. Il regime perseguì l’abolizione di tutto ciò che avesse a che fare con qualsiasi tipo di religione. Tutte le comunità religiose, non solo cristiane, non poterono più professare la propria fede. Tutti gli oggetti legati al culto furono distrutti o dedicati ad altro scopo, per l’utilità culturale ed economica a favore dello Stato. In Albania fu attuata la più feroce persecuzione di tutti i regimi comunisti dell’Europa centro-orientale.
Nella Germania orientale (ddr), i comunisti tedeschi cercarono di diffondere gli ideali sovietici. Una particolare attenzione si prestava all’educazione ideologica della gioventù, anche tramite il programma Jugendweihe: una cerimonia laica di nomina del “cittadino”, che voleva essere un sostitutivo della confermazione protestante e della cresima cattolica. Il momento critico fu senza dubbio la costruzione del muro di Berlino, iniziata nel 1961. 

In Polonia numerosi sacerdoti furono arrestati e condotti nelle prigioni e nei campi di lavoro, senza una valida e convincente accusa. Difficile era la situazione nei territori occidentali e settentrionali dove, a causa dello spostamento delle frontiere, le strutture della Chiesa erano deboli. Fino al 1953 in Polonia furono arrestati o dovettero lasciare le loro diocesi 12 vescovi, 4 sacerdoti furono condannati dai tribunali e fucilati, 37 sacerdoti uccisi senza una condanna, 260 furono dichiarati scomparsi, 350 furono spostati in altre parti del paese, 1000 arrestati, 1200 dovettero lasciare le parrocchie. I grandi protagonisti della Chiesa in quel periodo furono i cardinali Augustyn Hlond e Stefan Wyszyński a Varsavia e il cardinale Karol Józef Wojtyła a Cracovia, il futuro papa Giovanni Paolo ii.
In Slovenia, alla fine della guerra, circa 300 sacerdoti e religiosi sloveni furono espulsi. Alcuni furono giustiziati senza un processo, altri furono condannati dai tribunali popolari, spesso senza alcun motivo valido, a lunghi anni di prigione. Negli anni 1945-1961 furono condannati senza alcun processo 425 sacerdoti, di cui 339 subirono ogni sorta di vessazioni in carcere e 9, dopo i processi-farsa, furono condannati a morte. Lo Stato aveva ridotto totalmente la libertà di culto e proibito ogni attività fuori dalla chiesa parrocchiale.
La liquidazione della Chiesa greco-cattolica nell’intera zona sovietica ebbe per i comunisti una grande importanza. Per questo compito fu usata consapevolmente una piccola parte del clero: quello disposto, dopo le persecuzioni e le minacce, a collaborare con lo Stato comunista. Poiché la Chiesa greco-cattolica doveva essere integrata nelle strutture della Chiesa ortodossa, a tal fine i governi comunisti convocarono una serie di pseudo sinodi che decretarono tale integrazione. Così, nel 1946 in Ucraina si tenne il Sinodo di Leopoli e nel 1949 quello di Mukačevo; in Romania nel 1948 si tenne il Sinodo di Cluj e in Cecoslovacchia nel 1950, il cosiddetto Sinodo di Prešov: la Chiesa ortodossa doveva riunire i nuovi popoli nella struttura dello Stato sovietico.
Questo breve excursus mostra la complessità della problematica affrontata dai diversi autori, provenienti in maggioranza dagli stessi paesi su cui scrivono; ogni autore si prefigge di presentare, con metodo storico-critico e un’ampia letteratura, i rapporti e gli scontri tra la Chiesa e il Comunismo. Sull’argomento sono stati scritti diversi articoli e libri nelle lingue nazionali, ma spesso proprio a causa della lingua usata, sconosciuta a molti lettori, questi importanti contributi nazionali rimangono ignorati in campo internazionale. Per questo, uno degli scopi che ci siamo prefissi con la nostra pubblicazione, è di rendere accessibili queste tematiche ad un pubblico più vasto.

di Jan Mikrut

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