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Testimoni della carità
di Cristo

· Per la prima volta riuniti insieme a Roma i responsabili della Famiglia Vincenziana ·

«Cercheremo di individuare un percorso futuro in comune che ci aiuti sempre di più ad essere un movimento nella Chiesa e a far sì che il nostro carisma possa dare risposte concrete alle esigenze del mondo in cui viviamo»: è questo l’ambizioso obiettivo illustrato da padre Tomaž Mavrič, superiore generale della Congregazione della Missione (vincenziani) in apertura dei lavori del primo storico incontro della Famiglia Vincenziana che riunisce, in questi giorni a Roma, all’Istituto Patristico Augustinianum, i responsabili degli oltre 160 enti e istituzioni che oggi la compongono, in rappresentanza di oltre 2 milioni di fedeli sparsi nel mondo.

Un appuntamento per conoscersi, confrontarsi e, soprattutto, gettare le basi per un cammino da percorrere insieme. «Questo incontro — sottolinea padre Mavrič — rappresenta per noi una sfida in primis. Sfida perché per la prima volta siamo riusciti, o quantomeno abbiamo provato, a riunire i rappresentanti dei 160 rami sparsi in tutto il mondo». Infatti, sono arrivati nella Capitale 200 partecipanti, 97 tra superiori e superiore generali o rappresentanti dei rami della Famiglia, cioè congregazioni di vita consacrata e associazioni di laici, unitamente a una decina di rappresentanti di opere. «Siamo certi — aggiunge padre Mavrič — che sarà fondamentale condividere il cammino fatto sino ad ora, andando ad affrontare dei temi che come Famiglia Vincenziana ci stanno a cuore. A partire dal progetto della nostra alleanza per i senza tetto per continuare a riflettere su come gettare le basi su una cultura vocazionale dove la missione rappresenti un luogo di discernimento per esso. Condivideremo inoltre le nostre riflessioni sulla trasmissione del carisma e della spiritualità».

La Famiglia Vincenziana nasce da una duplice forte esperienza vissuta da san Vincenzo de’ Paoli nel 1617 in Francia: nel villaggio di Folleville il sacerdote francese apprese la povertà spirituale del popolo rurale e nella città di Châtillon si trovò di fronte alla povertà materiale. Due avvenimenti che avviarono la sua conversione personale e dopo i quali iniziò a rispondere ai bisogni urgenti che aveva scoperto. Il suo approccio era alla persona nella sua interezza, aiutando tutti i tipi di povertà: spirituale, emotiva, fisica, materiale. Da quel piccolo “chicco” di senape nel 1617, la Famiglia Vincenziana è diventata oggi un grande albero con oltre due milioni di membri e fra di essi anche uomini e donne che, pur non appartenendo formalmente a un particolare ramo, sono ispirati all’esempio di Vincenzo de’ Paoli nel servizio ai poveri.

Proprio con i poveri e con i fuori casta dell’India è iniziata il 25 agosto del 1992 la missione di suor Rosaria Nicoletti, da 5 anni superiora generale della Congregazione delle suore di carità di Santa Maria. «Sono arrivata a Kumba Konan, nello Stato di Tamil Nadu, insieme a una consorella canadese, vincenziana come me. Con tanta fede e speranza — racconta all’Osservatore Romano la religiosa — e ispirati dal carisma di san Vincenzo de’ Paoli abbiamo iniziato dal nulla. Nel giro di pochi anni abbiamo aperto il noviziato dando alle ragazze una buona formazione nel rispetto della loro cultura. A poco a poco — aggiunge madre Rosaria — operando nei villaggi e nelle periferie degradate siamo riuscite ad aiutare centinaia di ragazze abbandonate dalle loro famiglie». Spinte dalla fiducia che la gente del luogo poneva nei loro confronti, le religiose hanno creato diverse strutture e centri di accoglienza. Non solo, «abbiamo aperto anche scuole per le ragazze. A quelle di fede cattolica diamo una formazione cristiana, mentre a quelle musulmane o indù offriamo una formazione morale. A noi — aggiunge — interessa trasmettere i valori di san Vincenzo de’ Paoli nel pieno rispetto per gli altri, a prescindere dal loro credo». Suor Rosaria è convinta che «occorre far vibrare il carisma di san Vincenzo de’ Paoli in ognuno di noi. E questo storico appuntamento romano deve rappresentare per il futuro della Famiglia Vincenziana l’inizio di una condivisione di esperienze che ognuno di noi ha avuto nel proprio percorso spirituale. Basta avere l’umiltà e la voglia di crescere insieme ispirati da san Vincenzo e sostenuti da Cristo».

Sono tanti i temi che coinvolgono i responsabili della Famiglia Vincenziana: dalla cultura vocazionale, alla trasmissione del carisma, dalla riflessione sulle potenzialità del web all’alleanza per i senzatetto. Al riguardo, grazie alla campagna “13 case” promossa dalla “Famvin Homeless Alliance” più di 3200 persone sono state ospitate in 28 Paesi durante il suo primo anno. I poveri e i meno abbienti, infatti, sono i principali destinatari delle opere dei vincenziani nel mondo.

In Benin, per esempio, da 25 anni, una quarantina di suore dell’ordine delle Servantes de l’amour redempteur du Christ, guidate dalla superiora generale, suor Annick Sounouyou Hodevo, sono in prima linea nel servizio e nell’assistenza ai poveri. «Il nostro sostegno alle fasce più deboli della popolazione — spiega al nostro giornale — è abbastanza capillare e comprende una serie di attività. Infatti, assistiamo i disabili, aiutiamo i contadini a coltivare la terra con nuove tecniche nel pieno rispetto dell’ambiente, ispirati dall’enciclica del Papa Laudato si’, curiamo i malati negli ospedali vincenziani e offriamo un’istruzione adeguata nelle nostre scuole sia agli alunni cristiani che a quelli musulmani. Tutto ciò è possibile — aggiunge la religiosa — grazie al sostegno del vescovo di Porto Novo, monsignor Aristide Armand Augustin Gonsallo, che è riuscito a coinvolgere e a sensibilizzare i laici, i quali riescono a sostenerci e ad accompagnarci in tutte le nostre attività di carità».

San Vincenzo de’ Paoli ripeteva: «Dobbiamo amare Dio e i poveri, ma a spese delle nostre braccia e col sudore della nostra fronte». Era così forte la sua convinzione che Dio è presente nei poveri che, rivolgendosi alle sue suore, ripeteva spesso: «Dieci volte il giorno andrete a visitare gli ammalati, e dieci volte vi incontrerete Dio». E di questo ne è convinta anche suor Beatrix Han, superiora generale delle Sisters of Charity of St. Vincent de Paul di Suwon, in Corea del Sud, che all’Osservatore Romano ricorda che «la carità non deve avere confini. Aiutiamo tutti quelli che bussano alla nostra porta e andiamo a cercare chi ha bisogno. Fondamentale è la collaborazione con i laici che ci permettono di realizzare tante opere nello spirito vincenziano. Con questo congresso — conclude suor Beatrix — auspichiamo che si possa avviare una più stretta collaborazione fra i vari rami della Famiglia. Dobbiamo rafforzare la solidarietà internazionale e migliorare la formazione vincenziana sia dei religiosi che dei laici. Inoltre, dobbiamo essere “eco-friendly”, ponendoci all’avanguardia nel movimento ecologico in tutto il mondo al fine di ridurre al minimo i danni causati dai cambiamenti climatici e proteggere i poveri, che sono le principali vittime delle catastrofi ambientali».

di Francesco Ricupero

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