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Testimoni del Vangelo

· In memoria dei missionari martiri ·

Roma, 24. «Ricordare i missionari, che in modi diversi hanno pagato con la vita il loro generoso servizio per i fratelli, non deve diventare per noi un alibi, non possiamo limitarci con la celebrazione del loro nome. 

Abbiamo il compito di raccogliere lo stile, la serietà e la dedizione, che li ha spinti a non temere per l’eventualità di minacce e rischi». Parola di don Michele Autuoro, direttore di Missio, l’organismo dell’episcopato italiano per la promozione dell’animazione missionaria, che spiega così il senso della Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri che si celebra oggi, lunedì 24. Era infatti il 24 marzo del 1980 quando veniva assassinato l’arcivescovo di San Salvador, Óscar Arnulfo Romero y Galdámez. In tale data, dal 1993, per iniziativa del Movimento giovanile missionario delle Pontificie opere missionarie italiane, si ricordano tutti i missionari che sono stati uccisi nel mondo. L’iniziativa è ormai diffusa in tante nazioni, anche in date e circostanze diverse: molte sono le diocesi e gli istituti religiosi che dedicano particolari iniziative per ricordare i propri missionari e tutti coloro che hanno versato il sangue per il Vangelo. Il tema scelto per la Giornata di quest’anno è «Martyria», che vuol dire testimonianza, «la conditio sine qua non per essere veramente discepoli di Gesù», come è spiegato nel sussidio predisposto da Missio per l’animazione. 

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15 dicembre 2019

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