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Testimoni appassionati di Cristo

· La Chiesa che incontrerà il Pontefice ·

La prima cosa che si può dire della Chiesa cattolica in Marocco è che esiste! Esiste davvero. Ci sono due cattedrali, a Tangeri e a Rabat, tante parrocchie, sacerdoti e suore, ma soprattutto ci sono comunità cristiane, con molti giovani — l’età media dei nostri fedeli è 35 anni — che vivono la loro fede e la testimoniano tra il popolo marocchino che ci accoglie. Quali sono le caratteristiche di questa Chiesa?

Fedeli prendono parte alla messa domenicale nella cattedrale di Rabat (Ap)

Una Chiesa insignificante... ma significativa

Insignificante perché piccola, minuscola... Parliamo di 30.000 cattolici, tutti stranieri, in una popolazione di circa 37.000.000 di abitanti. Significativa perché portiamo un messaggio, abbiamo qualcosa da dire e da offrire alla società, perché siamo un segno e uno strumento del Regno di Dio.

Una Chiesa davvero “cattolica” e in comunione

In questo piccolo gregge di 30.000 persone sono presenti più di 100 nazionalità. Noi cristiani veniamo da cinque continenti, il che ci conferisce grande diversità e ricchezza. Ma costituisce anche una sfida, perché dobbiamo vivere la comunione a partire dalla differenza che ci arricchisce e costruirla giorno per giorno, quotidianamente. Il motto che abbiamo scelto per il 2018-2019 lo indica bene: «Costruire la comunione, vivere in comunione». E questo a tutti i livelli: i sacerdoti con il vescovo e tra di loro, i fedeli in ogni parrocchia e tra i diversi gruppi e movimenti, le comunità religiose al loro interno, la diocesi nel suo insieme... E poi c’è la comunione con le altre confessioni cristiane (ecumenismo), con il popolo marocchino (dialogo islamo-cristiano) e con tutte le persone di buona volontà.

Una Chiesa al servizio del Regno di Dio

Sì, il nostro obiettivo qui — e credo ovunque — non è di far crescere la nostra Chiesa, ma di far crescere il Regno di Dio in Marocco, ossia la giustizia e la pace, la verità e la vita, la solidarietà e l’amore... E farlo insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle musulmani.

Non vogliamo essere una Chiesa autoreferenziale, ma una Chiesa aperta e protesa verso l’esterno, verso gli altri. Non lavoriamo “per” la Chiesa, ma “come Chiesa, in quanto Chiesa”, lavoriamo “per il Regno di Dio”.

Una Chiesa incarnata in Marocco

Come la Parola di Dio si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi, così la nostra Chiesa vuole essere incarnata e al servizio del popolo marocchino.

Il grande servizio che qui prestiamo è di essere testimoni di Cristo, attraverso la nostra vita in comunione, la nostra vita di preghiera — vogliamo essere “oranti in mezzo a un popolo di oranti” — e piccoli servizi. Questi “piccoli” servizi sono le attività di cui siamo responsabili: le scuole, la Caritas, i centri sanitari, quelli socio-culturali, le biblioteche e così via. Ma la cosa più importante non è ciò che facciamo, ma ciò che siamo, la nostra stessa presenza... purché siamo capaci di testimoniare l’amore di Dio, di essere un vangelo vivente.

Una Chiesa del dialogo e dell’incontro

I musulmani non sono i nostri nemici e neppure avversari o concorrenti. Sono nostri fratelli e sorelle e noi vogliamo andare loro incontro, per stabilire un dialogo che inizia con l’amicizia e la convivenza pacifica, continua con il lavoro comune al servizio delle grandi cause dell’umanità (salute, educazione, diritti dell’uomo, promozione della donna, etc.) e giunge alla condivisione della fede e della preghiera.

Questo dialogo islamo-cristiano si è cristallizzato in un progetto educativo elaborato da professori musulmani e cristiani, in atto nelle 15 scuole cattoliche in cui si formano circa 12.000 studenti, tutti musulmani. Questo progetto educativo è cristiano e musulmano allo stesso tempo, perché tutti lo sentono come proprio.

Gli incontri tra i cristiani e i musulmani s’ispirano all’icona della Visitazione. Come Maria, il cristiano porta Gesù dentro di sé, nella sua persona e, senza dire nulla, permette allo Spirito e a Gesù di farsi sentire.

Una Chiesa ecumenica

Forse spinti dal fatto di essere una minoranza, noi cristiani cerchiamo di avvicinarci gli uni agli altri, per conoscerci e per andare avanti insieme. È per questo che abbiamo istituito un Consiglio ecumenico delle Chiese in Marocco, con rappresentanza cattolica, protestante, anglicana e ortodossa. E, come frutto dell’amicizia e dei contatti tra il precedente arcivescovo di Rabat e il pastore presidente della Chiesa evangelica, è nato anche un istituto ecumenico di teologia. Si chiama “Al Mowafaqa” che vuol dire “l’accordo”, “l’intesa”. Studenti protestanti e cattolici, giovani e adulti, europei e africani, laici e religiosi, seguono corsi di teologia con professori cattolici e protestanti, e anche musulmani per le materie che riguardano l’islam. E non poche piccole comunità evangeliche, anglicane od ortodosse, che non dispongono di locali propri per incontrarsi e pregare, utilizzano spazi messi a disposizione dalla Chiesa cattolica. Colpisce vedere annunciato sulla porta di una chiesa: «Messa, domenica alle 10; culto protestante, alle 12».

Una Chiesa samaritana

Sì, una Chiesa che, come il buon samaritano, vuole fermarsi lungo il cammino accanto a chi soffre, a quanti sono in difficoltà, ai più deboli, per guarirli, curarli, ascoltarli e ridare loro un po’ di speranza. Attraverso Caritas, ma non solo, la nostra Chiesa coltiva questa dimensione samaritana, soprattutto a favore dei migranti che soffrono e sono vulnerabili. Per loro e con loro, cerchiamo di mettere in pratica il programma che Papa Francesco ci propone con quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e inserire.

Ma pure la società civile marocchina beneficia del supporto e del sostegno di Caritas, attraverso programmi di rafforzamento delle competenze e di orientamento tecnico e amministrativo. Anche i più poveri sono accolti e aiutati nelle diverse Caritas parrocchiali. Numerose congregazioni religiose offrono a loro volta il meglio dell’amore cristiano fatto servizio concreto.

Una Chiesa ponte

Noi abbiamo una vocazione molto chiara: quella di essere costruttori di ponti. La nostra Chiesa vuole essere “ponte” tra cristiani e musulmani, tra l’Africa e l’Europa, tra neri e bianchi, tra l’Oriente e l’Occidente, tra giovani e adulti, tra protestanti e cattolici. Costruire ponti, piuttosto che costruire muri: è questa la nostra vocazione... e la vocazione di tutta la Chiesa!

Per concludere, siamo, o piuttosto vogliamo essere, una Chiesa appassionata e appassionante. Appassionata di Cristo e del Marocco; appassionante per tutti coloro che sono stati invitati e chiamati a servire Cristo in questo contesto, ma anche, attraverso la nostra testimonianza, per tutti coloro che ci visitano e ci conoscono per la prima volta. La visita di Papa Francesco sarà per molti una straordinaria occasione per conoscere questa Chiesa.

di Cristóbal López
Arcivescovo di Rabat

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19 novembre 2019

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