Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Testimone di misericordia nel lager

· Sabato la beatificazione a Vigevano di Teresio Olivelli ·

Augusto Colombo «Teresio Olivelli nel lager di Hersbruck»

La figura affascinante del giovane Teresio Olivelli (1916-1945), espressione del laicato cattolico lombardo del secolo scorso, esprime una forte carica di modernità per chiunque ne incontri la testimonianza. Per questo sabato 3 febbraio la Chiesa iscrive il suo nome nell’albo dei beati nel corso della celebrazione al palasport di Vigevano presieduta, in rappresentanza del Papa, dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi.

Ci troviamo dinnanzi a una storia straordinariamente bella anche se profondamente tragica: quella di una persona allegra, dinamica, aperta alla conoscenza, animata da vari interessi. Egli amava la vita, le imprese audaci come le scalate in montagna e lo sport in generale. Ma questa sua vita l’ha dedicata totalmente alla causa del Vangelo, diventando strumento di misericordia e di speranza per tanti fratelli tribolati, incontrati nei percorsi, talvolta accidentati, della sua breve ma feconda esistenza. Si è fatto dono incessante di sé fino all’estremo sacrificio, al quale andò volontariamente incontro, imitando la via crucis del divino Maestro. Braccato dagli esponenti di un regime totalitario e di una ideologia anticristiana, il nazismo, soprattutto a motivo della sua opera etico-religiosa nel contesto della Resistenza, fu fatto prigioniero nei campi di concentramento, dove si distinse per lo spirito di preghiera, il conforto spirituale ai moribondi e l’eroica carità cristiana.

Questo suo atteggiamento religioso e caritativo ha attirato su di lui le malevole attenzioni e l’accanimento dei persecutori, i quali percepivano la carità testimoniata da Teresio come direttamente collegata alla sua fede cristiana. Il loro odio verso la sua carità era anche odio verso la sua fede e si manifestava con continui maltrattamenti e percosse, al punto che egli alla fine aveva il corpo tutto coperto di piaghe e ferite.

Il martirio di Teresio ci consegna un triplice messaggio, di fede, di carità e di fortezza: virtù che raggiungono l’apice e appaiono in tutta la loro forza evangelizzante negli ultimi mesi di vita. La fede era per lui il bene supremo e il tesoro più prezioso: anche nelle condizioni penose e disumane del lager, egli viveva il suo status di prigioniero sempre unito al Signore, nella preghiera, nella disponibilità costante ad amare, aiutare, consolare il prossimo, infondendo in tutti il calore dell’amore di Dio.

Per quanto riguarda la carità, Olivelli, amando Dio con un amore totalizzante, era misericordioso e caritatevole con coloro che, come lui, soffrivano per gli stenti e le umiliazioni della prigionia. Per aiutare i più deboli, si privava anche della sua misera razione di cibo e prendeva su di sé le percosse destinate ad altri. Con la sua presenza affabile e piena di bontà dava speranza ai compagni oppressi e disperati. Assisteva quanti stavano spirando, accompagnandoli con la preghiera e con l’affetto materno fino alla fine. Con lui, la morte diventava passaggio sereno verso l’eternità.

A proposito della sua fortezza d’animo, si resta colpiti dal fatto che, nonostante l’esperienza drammatica dei lager, egli si mantenne paziente e sereno, cercando di tenere alto nei prigionieri il sentimento di dignità e di umanità. Ha vissuto e operato da autentico missionario per testimoniare l’amore di Gesù in un contesto di odio. La sua forza d’animo suscitava ammirazione e dava a tutti il respiro per continuare a sopportare una situazione tragica e disperata. Disse di lui uno dei pochi superstiti di Hersbruck: «Alla sua morte, comprendemmo che si era spenta in lui la nostra speranza, il simbolo vivente della nostra fede, la radiosa vita di un martire».

Il martirio di Teresio risponde alle parole di Gesù che dice: «Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la sua vita per i suoi amici» (Giovanni 15, 13). La sua beatificazione dice a noi credenti di oggi che la fede, la carità e la fortezza sono le virtù con le quali ogni cristiano può realmente concretizzare e rendere credibile l’adesione al Vangelo.

di Paolo Rizzi, Postulatore della causa

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE