Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Testimone di fede
e filosofo cristiano

· Il dialogo ininterrotto con il nostro giornale ·

Il 12 maggio 1973 Jean Guitton raccontò sulle pagine de «L’Osservatore Romano» l’unico incontro avuto con Jacques Maritain, avvenuto qualche anno prima a Tolosa, dove l’intellettuale francese si era ritirato dopo la morte della moglie Raïssa. L’articolo, ripubblicato integralmente in queste pagine, si conclude con la seguente esortazione di Maritain a Guitton: «Voi dovreste scrivere più spesso sui giornali! Perché siete fatto per raccontare, per far comprendere. (...) E non potreste in proposito inviare qualche articolo di più a “L’Osservatore Romano”?».

Jean Guitton, «Giovanni e Pietro davanti al Concilio» (1964)

Tra Guitton e «L’Osservatore Romano» il rapporto non può essere inquadrato in un’ottica di semplice collaborazione. In realtà si tratta di un’amicizia che nasce più di cinquanta anni fa. Esattamente, in base ai dati di cui il nostro archivio è in possesso, il primo articolo, firmato in occasione della morte di Papa Roncalli, fu pubblicato in data 17-18 giugno 1963 con il titolo «Lo spirito della semplicità in Giovanni XXIII». Da quel momento lo scambio continuò come un dialogo, con Guitton che per oltre duecentocinquanta volte ha catturato l’attenzione dei nostri lettori e l’Osservatore che almeno in un centinaio di occasioni ne ha raccontato il pensiero, espresso nelle molteplici forme dell’arte, in particolar modo nella scrittura e nella pittura.

Naturalmente l’amicizia col giornale è la diretta conseguenza del rapporto di stima che il filosofo e artista francese ebbe con i Pontefici a partire proprio da Giovanni XXIII, che lo volle come uditore laico al Concilio Vaticano II, e ancor di più al filo diretto avuto con Paolo VI, grazie al quale Guitton fu l’unico laico della storia a intervenire al Concilio. Lo fece durante la conclusione dei lavori della seconda sessione con un discorso incentrato sul tema dell’ecumenismo. «Ricordo con emozione la sua partecipazione attiva al Concilio durante il quale ha espresso il suo grande amore per la Chiesa», ha scritto Giovanni Paolo II il 21 marzo 1999 nel telegramma per la sua morte, definendolo sempre in quell’occasione «testimone di fede e filosofo cristiano».

Nel periodo conciliare Guitton firmò diversi articoli di analisi o commento sui lavori dell’assise stessa. Da evidenziare quello del 10 novembre 1963 in cui manifestò tutta «la bellezza intellettuale e umana del Concilio» descrivendola con queste parole: «Nei giornali, riguardo al Concilio talvolta si parla di vincitori e vinti. Ma se uno è vinto da una verità o da un aspetto di verità che non si era ancora intravista, io dico che è vincitore. Io non cerco di vincere il mio interlocutore, ma di convincerlo, vale a dire, ad introdurlo in una verità più precisa, più pura, meglio determinata e cesellata in seguito alla nostra esposizione di idee, un nostro duplice sforzo ispirato da uno stesso amore. Da una sana e santa discussione, non nasce un “padrone” e uno “schiavo”, per parlare il linguaggio di Marx, ma due servitori, o piuttosto due maestri associati, legati dal vincolo della verità. Ecco la conciliazione nella sua pienezza».

Il legame con Papa Montini iniziò nel 1950. Tramite del loro primo incontro fu un piccolo libro sulla Vergine Maria che il francese scrisse durante il periodo della sua prigionia e che Montini aveva letto con grande interesse. Il pensiero fondamentale di Paolo VI sulla devozione mariana fu l’argomento di un’intervista che lo scrittore e accademico di Francia rilasciò al programma francese della Radio Vaticana, nei giorni successivi al 6 agosto 1978, giorno della morte del suo grande amico.

Lo scambio intellettuale con Montini segnò il pensiero spirituale e il cammino artistico di Jean Guitton. A tal proposito il 30 settembre 1994, durante l’inaugurazione di una mostra di beneficenza in cui venivano esposte le sue opere, affermò: «Devo a Paolo VI la mia determinazione a scavare, per illuminarne il senso, nell’identità dell’uomo e del suo destino attraverso il ricorso agli strumenti dell’arte». «Grazie a Paolo VI — concluse il filosofo francese — ho potuto comprendere il pari valore della penna e del pennello per comunicare il proprio pensiero sulle ragioni della storia e sulle verità della fede». La cerimonia inaugurale fu, come da tradizione, seguita dall’Osservatore il 2 ottobre successivo.

di Fabrizio Peloni

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE