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Tesori in pericolo

· Un archivio digitale per i testi del monastero di Santa Caterina nel Sinai ·

La biblioteca del monastero ortodosso di Santa Caterina nel Sinai, in Egitto è un tesoro unico al mondo: è dal quarto secolo che i monaci custodiscono in questo luogo scritti cristiani. È arrivata fino a noi una collezione di testi antichi composta da migliaia di manoscritti e incunaboli. Un tesoro costantemente in pericolo. Terroristi del sedicente stato islamico hanno basi nel nord della penisola del Sinai; il monastero di Santa Caterina si trova nella parte meridionale, che più sicura, ma è stato comunque costretto a tener chiuse le sue porte nel 2013 per motivi di sicurezza. Recentemente la biblioteca del monastero è stata oggetto di restauri durati tre anni e ha riaperto nel dicembre 2017; un gesto coraggioso, se si tiene presente che proprio nell’aprile di quello stesso anno è stato colpito da un attacco jihadista un posto di blocco all’ingresso del convento, in cui un poliziotto ha perso la vita. L’obiettivo, adesso, è creare un archivio digitale che metta a disposizione degli studiosi i 4.500 manoscritti — alcuni risalenti al quarto secolo — della biblioteca del convento. La priorità sarà data agli oltre mille manoscritti in siriaco e arabo, particolarmente rari. Secondo le prime stime, solo questa prima fase della digitalizzazione richiederà tre anni di lavoro. La biblioteca del monastero raccoglie principalmente testi cristiani, tra i quali alcune delle più antiche copie dei vangeli. Altri manoscritti si occupano di scienza, medicina e classici greci. La maggior parte dei testi sono in greco, ma oltre al siriaco e all’arabo, ci sono anche volumi in ebraico, copto, armeno, valacco, georgiano e slavo. Particolarmente interessanti sono i risultati della scansione con la tecnica della spettrografia dei 160 palinsesti, le più antiche pergamene che, come si usava nell’antichità, venivano spesso cancellate e scritte nuovamente. Le analisi permettono di ricostruire le parti cancellate; e dai palinsesti di Santa Caterina sono già emersi testi in dieci lingue antiche, la maggior parte dei quali ancora da decifrare. Il lavoro di digitalizzazione si prospetta quindi di lungo respiro: il lavoro di fotografia e digitalizzazione del gruppo di tecnici impegnati in questa missione potrebbe prolungarsi per oltre un decennio. Il progetto, che è stato inaugurato l’anno scorso, è attualmente nella prima fase di acquisizione delle immagini, che saranno poi rielaborate con un software che creerà un’unica immagine a colori di alta qualità. I lavori sono guidati dall’organizzazione no-profit statunitense Early Manuscripts Electronic Library (Emel), in collaborazione con il monastero di Santa Caterina — dove oggi vive una comunità religiosa composta da una ventina di monaci per lo più di origine greca — e la Biblioteca dell’Università della California, Los Angeles (Ucla). L’ateneo ha annunciato che inizierà a pubblicare online manoscritti a colori a partire dal prossimo autunno. La digitalizzazione ha lo scopo di fornire una registrazione più completa della microfilmatura parziale fatta diversi decenni fa dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti e dalla Biblioteca nazionale di Israele. Secondo i promotori del progetto — si legge sul sito Terrasanta.net — le due istituzioni culturali si sono dette disponibili a mettere a disposizione i loro archivi. «Questa biblioteca è un archivio della storia del cristianesimo e dei popoli del Mediterraneo. È quindi interessante per le comunità di tutto il mondo che vi trovano le loro radici» ha detto a Reuters Michael Phelps, direttore di Emel. Il monastero di Santa Caterina come lo conosciamo oggi è stato fondato nel sesto secolo ed è il più antico convento cristiano tuttora utilizzato secondo la sua funzione originaria. Dopo la Biblioteca apostolica vaticana, Santa Caterina ospita la seconda più grande collezione di manoscritti antichi al mondo. Il Sinai, inoltre, è considerato sacro da giudaismo, cristianesimo e islam. È il luogo in cui il profeta Mosè ricevette i dieci comandamenti, dal 2002 patrimonio dell’umanità Unesco. «Gli sconvolgimenti che caratterizzano la nostra epoca richiedono una rapida conclusione di questo progetto» ha detto a Reuters l’arcivescovo Damien, abate (igumeno) del monastero. «C’è una ragione specifica per l’urgenza di questa missione. Sebbene il monastero sia sopravvissuto a secoli di guerra, si trova in una regione in cui i militanti islamisti hanno distrutto innumerevoli edifici in Siria e in Iraq». (silvia guidi)

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