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Terrorismo e violenza
profanano il nome di Dio

· Il Papa chiede alle religioni di condannare gli atteggiamenti che contraddicono il messaggio della misericordia ·

Nuovo appello del Papa ai leader delle religioni del mondo perché prendano le distanze «in modo chiaro» da ogni forma di violenza e di barbarie perpetrata in nome di Dio. L’invito è stato rivolto a un gruppo di esponenti di differenti tradizioni religiose — cristiani, musulmani, taoisti, tenrikyo, buddisti, induisti, giainisti, sikh ed ebrei — ricevuti giovedì mattina, 3 novembre, nella Sala Clementina, in rappresentanza di organizzazioni e associazioni caritative impegnate in prima linea sul fronte della solidarietà

A loro il Papa ha ricordato che la misericordia non è solo «lo stile che la Chiesa desidera maggiormente assumere» ma è anche «lo stile a cui sono chiamate le religioni per essere, particolarmente in questo nostro tempo, messaggere di pace e artefici di comunione; per proclamare, diversamente da chi alimenta scontri, divisioni e chiusure, che oggi è tempo di fraternità». Per questo «è importante — ha detto rivolgendosi ai presenti — ricercare l’incontro tra di noi, un incontro che, senza sincretismi concilianti, ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione». Del resto, ha aggiunto, «il tema della misericordia è familiare a molte tradizioni religiose e culturali, dove la compassione e la nonviolenza sono essenziali e indicano la via della vita».

Nasce proprio da questa consapevolezza comune l’invito di Francesco a rifiutare «le strade senza meta della contrapposizione e della chiusura», che finiscono per alimentare «violenze, conflitti, rapimenti, attacchi terroristici, vittime e distruzioni». Per il Pontefice «è terribile che per giustificare tali barbarie sia a volte invocato il nome di una religione o di Dio stesso». Ecco perché è necessario condannare senza equivoci «questi atteggiamenti iniqui, che profanano il nome di Dio e inquinano la ricerca religiosa dell’uomo». Vanno invece incoraggiati «l’incontro pacifico tra i credenti e una reale libertà religiosa», in modo che i credenti siano capaci di portare «la tenerezza misericordiosa di Dio all’umanità ferita e bisognosa» e «aiutino a varcare i muri eretti dall’orgoglio e dalla paura».

Il discorso del Papa

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07 dicembre 2019

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