Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Terrorismo annunciato

· ​L’episcopato della provincia di Bukavu denuncia l’immobilismo della comunità internazionale ·

Nella zona del massiccio del Ruwenzori, a est della Repubblica Democratica del Congo, sarebbero stati installati tre campi di addestramento per jihadisti, ma «l’Onu osserva senza intervenire»: è solo una delle denunce contenute nel messaggio pubblicato al termine dell’assemblea episcopale provinciale di Bukavu (capoluogo della provincia di Sud-Kivu), del quale l’agenzia Fides offre una sintesi.

I vescovi parlano di «tre pericoli maggiori» ovvero «un clima di genocidio, un focolare di integralismo jihadista e un processo di balcanizzazione», sottolineando che nella loro provincia ecclesiastica «innumerevoli gruppi armati si comportano da predatori nei confronti di popolazioni lasciate a se stesse». Inenarrabili i crimini contro l’umanità da loro commessi, anche contro bambini e donne in stato di gravidanza.

Ma è all’installazione nel massiccio del Ruwenzori di «gruppuscoli che inoculano lo spirito jihadista alle loro reclute addestrate al terrorismo internazionale» che i presuli dedicano parte del documento. La base sarebbe formata da persone di diversa nazionalità che si sono stabilite in campi di addestramento chiamati Medina, Canada e Parking Kaza Roho. Si sarebbero poi aggiunti dei giovani congolesi, «ingannati da reclutatori senza scrupoli che promettono loro borse di studio per il Vicino oriente, l’Europa e il Canada. La comunità internazionale — scrivono — si limita a osservare con i suoi droni». Il riferimento è agli apparecchi usati dalla Mission de l’Organisation des Nations Unies pour la stabilisation en République Démocratique du Congo (Monusco). «Bisognerà attendere che questa situazione degeneri perché un domani questa stessa comunità internazionale faccia piovere un diluvio di fuoco sulla regione con il pretesto di combattere il jihadismo?», si chiede l’episcopato di Bukavu, secondo cui è in atto «una strategia di dislocamento forzato delle popolazioni per occuparne progressivamente le terre e installare focolai di integralismo religioso e basi di addestramento terroristico».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE