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Terrore in Turchia

· ​Due attentati in meno di ventiquattro ore e Ankara risponde con raid contro il Pkk in Iraq ·

Ancora sangue in Turchia a meno di ventiquattro ore dall’attentato ad Ankara. Questa mattina un’esplosione ha colpito un convoglio militare sulla strada che collega Diyarbakir, la più grande città nel sud-est a maggioranza curda, al distretto di Lice. 

Almeno sette soldati turchi sono rimasti uccisi. E ieri, la violenza è tornata a segnare la capitale turca. L’attentato è stato compiuto con un’autobomba: hanno perso la vita 28 persone e 61 sono rimaste ferite. La polizia turca ha già identificato l’autore dell’attentato: si tratta di un cittadino siriano entrato di recente in Turchia come profugo e ritenuto vicino alle milizie curde attive in Siria. Lo ha confermato il premier turco, Ahmet Davutoğlu. In base alla ricostruzione fornita dalle autorità, l’uomo, Salih Necar, era alla guida di un’autobomba e si è fatto esplodere contro un convoglio militare. Gli agenti di polizia sarebbero riuscite a identificarlo attraverso le impronte digitali registrate al momento del suo ingresso in Turchia. Secondo le forze dell’ordine, l’uomo ha agito in collaborazione con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), che Ankara considera un’organizzazione terroristica illegale.

E sempre nell’ambito delle indagini, nove persone sono state arrestate perché ritenute coinvolte nell’attentato; tutte fanno parte di organizzazioni curde. Per rappresaglia dopo l’attentato di Ankara, l’aviazione militare turca ha colpito alcuni obbiettivi del Pkk nel nord dell’Iraq. 

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13 dicembre 2019

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