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Terrore a Copenaghen

· ​Due attentati nel centro della capitale danese ·

Arrestati quattro presunti complici del killer

Un cartello deposto sul luogo del primo attacco a Copenaghen (La Presse/Ap)

«Abbiamo vissuto ore che non dimenticheremo mai». Le parole del premier danese, Helle Thorning-Schmidt, rendono bene il clima di violenza e terrore che si respira nel Paese, a meno di quarantotto ore dagli attentati che hanno colpito la capitale. Due attacchi che si sono susseguiti nel giro di poche ore: sabato pomeriggio una sparatoria con un morto e tre feriti durante un convegno organizzato in ricordo della strage al giornale francese «Charlie Hebdo» lo scorso 18 gennaio. Poi, nella notte tra sabato e domenica, una seconda sparatoria, nei pressi di una sinagoga nel centro della città: un morto e due feriti. La polizia di Copenaghen ha fermato e ucciso il responsabile dei due attacchi: si tratta di Omar Abdel Hamid El-Hussein, un ventiduenne nato e cresciuto in Danimarca. Il giovane era stato scarcerato da appena due settimane dopo aver scontato una condanna per aver accoltellato un passeggero su un treno, nel novembre 2013. La polizia sta ora indagando se il giovane abbia fatto tutto da solo o abbia goduto di una rete di complici. Nelle ultime ore sono state fermate quattro persone. Sul piano internazionale, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha condannato «con forza» gli attentati, esprimendo «solidarietà con il popolo e le autorità danesi.

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19 gennaio 2020

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