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Terra nostra
e del nostro destino

· Si susseguono gli appelli a riprendere i pellegrinaggi nei luoghi santi del Vicino oriente ·

Gerusalemme, 8. Per un cristiano non è un viaggio come un altro, cambia la vita, la riempie di significati unici: «Chi vi arriva vedrà la propria fede ripartire, perché lì tutto è iniziato», ed «è il miglior luogo spirituale che esista per ottenere la grazia di una conversione». 

Salvatore Martinez, presidente nazionale di Rinnovamento nello Spirito Santo, associazione ecclesiale cattolica a cui aderiscono centinaia di migliaia di fedeli in tutta Italia, spiega a Terrasanta.net perché «è un controsenso abbandonare la Chiesa di Gerusalemme, che ci è madre, proprio nel momento in cui ha più spiritualmente bisogno di noi»; infatti «se una madre soffre, i figli vanno al suo capezzale».

Si susseguono, dunq ue gli appelli a riprendere i pellegrinaggi. Nei giorni scorsi era stato il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, a diffondere un messaggio analogo. A causa dei timori generati dalle guerre nel Vicino oriente e dagli attentati perpetrati anche in Occidente da gruppi fondamentalisti, si stima che solo dall’Italia nell’ultimo anno siano arrivati oltre il 40 per cento in meno di fedeli. Da molti anni, ogni estate, Rinnovamento nello Spirito Santo organizza un pellegrinaggio nazionale in Terra santa caratterizzato da esercizi spirituali itineranti per conoscere i luoghi della rivelazione e interiorizzarne il messaggio attraverso l’animazione spirituale, sacramentale e carismatica. «Dice la Scrittura che tutti lì siamo nati. Quando diciamo Terra santa — osserva ancora Martinez — non diciamo soltanto terra di Dio, ma soprattutto terra nostra e del nostro destino; madre di tutte le terre, che dà senso a ogni terra che calpestiamo. La nostra fede è cattolica e ci dona la grazia, ovunque noi siamo, di sentire la forza della comunione in Gesù. Ma è una fede che va sperimentata, incarnata, vissuta. E nessuna terra, più della Terra santa, profuma di vita eterna. Pertanto, toccare e baciare quella terra significa non solo riscoprire la potenza e la bellezza della nostra fede, ma anche il valore del nostro essere cattolici».

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21 marzo 2019

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