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Terra di martirio
e di accoglienza

Il nostro tempo non «si accontenta di cristiani di tradizione e di abitudine» e ben lo sanno le terre egiziane, dove anche di recente «è stato versato il sangue di martiri che hanno reso gloria al Signore con il dono della loro vita». Lo ha ricordato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, nel testo consegnato al clero e ai religiosi dell’eparchia di Assiut dei copti, martedì 26 febbraio. È stata una tappa della prima parte del viaggio del porporato nel paese africano. Dal 25 al 28 febbraio, infatti, ha visitato le eparchie copto-cattoliche dell’Alto Egitto: Minia, Assiut, Sohag e Luxor. Nella seconda parte, dal 1° al 3 marzo, il prefetto prosegue la visita come inviato speciale di Papa Francesco alle celebrazioni dell’VIII centenario dell’incontro tra san Francesco d’Assisi e il sultano Al-Malik Al-Kamel.

Rivolgendosi ai sacerdoti di Assiut, il cardinale ha fatto notare che «la violenza cieca e la barbarie omicida hanno suscitato sdegno dentro e fuori i confini del Medio oriente». In occidente, ha aggiunto, «ci si è resi conto di una presenza cristiana millenaria». Nonostante la violenza e l’odio, molti fratelli e sorelle hanno deciso che «si debba intraprendere una strada nuova, una consapevolezza più profonda che non sfiguri il volto di Dio e il suo santo Nome con ideologie contro l’uomo e la sua dignità donatagli con la creazione».

In tale contesto, ha spiegato il cardinale, «ci si è accorti che non basta lo sdegno e la condanna o le manifestazioni di solidarietà». Al contrario, bisogna «camminare insieme, accogliendosi e rispettandosi e insegnando a tutti a fare altrettanto». E in quest’ottica, è un «dono del Signore il frutto dell’incontro e del dialogo» tra Papa Francesco e l’Imam di Al-Ahzar, iniziato proprio in Egitto nel 2017 e che ha visto «una tappa significativa nel Documento sulla Fratellanza che hanno firmato insieme poche settimane fa ad Abu Dhabi». Da qui, l’invito a leggere il testo, a discuterlo, a farlo conoscere, sapendo che «costituisce un orizzonte, traccia una strada, non pretende di risolvere ogni cosa ma indica in modo chiaro ed innovativo alcune priorità».

È venuto il tempo della storia in cui, ha esortato il cardinale, «pur consapevoli del passato con le sue pagine buie e di dolore, dobbiamo poter girare pagina». Tutto ciò all’interno delle famiglie e delle comunità, tra cattolici «di diverse appartenenze rituali, nei confronti dei fratelli e delle sorelle della Chiesa copto ortodossa e nei confronti dei seguaci dell’islam».

Il cardinale ha anche fatto una tappa nel villaggio di Deir Dronka, completamente abitato da famiglie cristiane. È stato accolto da centinaia di abitanti, dai gruppi scout, dai frati minori che reggono il santuario dedicato alla Sacra Famiglia. Parlando ai presenti, ha portato l’esempio di accoglienza della Famiglia di Nazaret, venerata nel villaggio come nel vicino santuario della Chiesa copto-ortodossa. Ha paragonato la comunità cristiana e in particolare quella cattolica in Egitto al fiume Nilo, le cui acque recano beneficio e fecondità al paesaggio circostante. Il prefetto è poi sceso nella grotta che attesta una tradizione antica di preghiera alla Sacra Famiglia.

Nel corso della visita il cardinale ha incontrato alcune autorità musulmane locali, due monaci rappresentanti della Chiesa copto-ortodossa e il governatore di Assiut, con il quale ha collocato la prima pietra di una nuova chiesa che dovrà sorgere a New Assiut. Nel tardo pomeriggio, si è trasferito a Tahta, l’antica sede dell’eparchia di Sohag, il centro tradizionale del cattolicesimo copto, perché da qui si sviluppò nel XIX secolo il movimento di ritorno alla piena comunione con la Sede di Roma, che ha portato alla nascita del patriarcato di Alessandria. Il cardinale ha ringraziato il vescovo emerito Youssef Abou El-Kheir per il lavoro instancabile per le vocazioni e per il governo dell’eparchia, rappresentata nella cattedrale stracolma di delegazioni provenienti da tutte le parrocchie del territorio diocesano.

Durante la divina liturgia in rito copto, il porporato ha sottolineato come l’Egitto sia stato «luce rendendosi dimora accogliente per la Santa Famiglia in fuga dalla furia omicida di Erode». Allo stesso modo, pochi secoli più tardi questa terra «fece brillare nelle grotte e negli eremitaggi sparsi nel deserto lo splendore della santità dei monaci, iniziando da sant’Antonio e proseguendo con la lunga scia, come quella di una stella cometa, dei suoi monaci e discepoli». Il prefetto ha aggiunto che il Vangelo proclamato durante il rito, «accanto alle immagini del buon pastore e della porte delle pecore», non nasconde la presenza del male dentro la storia umana. «Un male — ha detto — portato persino sin dentro il recinto sacro dell’altare». Esiste infatti la possibilità che «colui che è chiamato a prendersi cura del gregge lo faccia cercando il proprio interesse, o ancora peggio, rapisca e faccia del male a coloro ai quali dovrebbe donare la vita sull’esempio di Cristo». Gesù infatti parla «del ladro e del brigante, e del lupo che rapisce e disperde le pecore». E in proposito il cardinale ha ricordato come nei giorni scorsi «queste parole sono risuonate in modo singolare a Roma nell’incontro convocato da Papa Francesco per porre rimedio alla piaga degli abusi nella Chiesa, che hanno ferito giovani vite in tutto il mondo privandole della loro innocenza». Da qui l’invito a sentirsi tutti chiamati a sostenere con la preghiera «questo cammino di riforma e purificazione, accanto a Papa Francesco», rinnovando «la certezza che Dio guida la sua Chiesa e non la abbandonerà in balia delle onde che la vogliono squassare e della tempesta che talora sembra sorgere persino al suo interno».

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