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Teologia dell’agape

· ​L’esperienza ecclesiologica di fratel Roger al seminario internazionale in corso a Taizé ·

Una teologia del cuore, dell’agape, che vede la divisione della Chiesa come un dramma; l’unità della Chiesa come «questione di vita o di morte» per la missione cristiana; e la parola «solidarietà» da affermare in tutte le sue declinazioni, contro il tribalismo, il confessionalismo. Sono solo alcuni degli aspetti del pensiero teologico di fratel Roger, fondatore della comunità di Taizé, emersi nella prima giornata del seminario internazionale cominciato ieri nel paesino della Borgogna. «È la lotta contro il “confessionalismo”, qualunque sia, che determina, segna — ha detto il teologo Gottfried Hammann nella sua relazione — l’impegno “teologico” ed ecclesiale di Taizé. Una teologia che ne è la fonte e l’anima da sempre».

Seconda guerra mondiale, casa, giovani: tre “cose” fondamentali che hanno caratterizzato l’esperienza ecclesiologica di fratel Roger, utili, spiega ancora Hammann, per comprendere appieno la sua lotta per l’unità della Chiesa, il suo progetto per la riconciliazione. Riconciliazione che parte da una maison dove «sostare e costruire l’esistenza in una comunità di vita avec ses frères prima di vivere la Chiesa in pellegrinaggio»; una casa dove accogliere i giovani in cerca di vita e di senso, «giovani alla ricerca di unità umana al posto del campo di battaglia e dell’odio fratricida». Fratel Roger — ha concluso il relatore — visse un itinerario originale di uomo di fede e di Chiesa, «in grado di situarsi, grazie alla sua lotta, al di là delle separazioni confessionali, pregiudizievoli non solo sul piano dottrinale ma soprattutto e principalmente sul piano pratico della vita dei credenti di ogni confessione».

di Giovanni Zavatta

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19 marzo 2019

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