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Tensioni tra la stampa
e la Casa Bianca


· Mentre continuano le polemiche sull’immigrazione ·

I reporter di Cnn, Bbc, «The New York Times», «Los Angeles Times», «Huffington Post», BuzzFeed News e Politico, nonché diversi giornalisti stranieri regolarmente accreditati, sono stati esclusi ieri dalla quotidiana conferenza stampa alla Casa Bianca. In segno di solidarietà molte altre testate, l’Ap, «Usa Today» e il «Time», hanno deciso di boicottare il briefing.

I giornalisti abbandonano la sala stampa della Casa Bianca (Reuters)

Poche ore prima Trump era tornato ad accusare i «media bugiardi che usano fonti anonime» per alimentare notizie false «a danno della popolazione». Nella cornice della Conservative Political Action Conference (Cpac, tradizionale raduno della destra conservatrice americana), il capo della Casa Bianca ha toccato tutti i temi della campagna elettorale, ma questa volta sottolineando l’incompetenza dei giornalisti. Dal Cpac, il presidente ha sostenuto che «i media non dovrebbero essere autorizzati a usare fonti, a meno che non usino il nome di qualcuno. Facciamo che i loro nomi siamo messi lì».

Un attacco — spiegano gli analisti — che tutto è meno che casuale. Proprio da fonti anonime arrivano notizie che nelle ultime ore stanno creando non pochi problemi a Washington. Notizie che riguardano i presunti contatti tra lo staff del presidente e l’intelligence russa durante la campagna elettorale. Trump ha chiesto all’Fbi di smentire pubblicamente queste accuse. Il Bureau, tuttavia, si è rifiutato di farlo.

Come detto, la Cnn è solo la vittima più illustre dell’improvvisa esclusione dal briefing quotidiano. Sono stati ammessi invece media più vicini ai conservatori: «The Wall Street Journal», Cbs, Bloomberg, Fox News, Abc, «The Washington Times», One America News Network e Breitbart. «Ci hanno fermati segnalandoci che non eravamo nella lista, che c’era gente prima di noi», ha riferito la Cnn. L’Ap, Usa Today e Time, pur essendo stati ammessi, hanno deciso di boicottare la conferenza stampa per protesta e in segno di solidarietà coi colleghi esclusi.

Intanto, si riaccendono le polemiche sull’immigrazione. Un giovane ingegnere indiano è stato ucciso a Olathe, in Kansas, apparentemente per motivi legati all’odio razziale. La sparatoria si è verificata all’interno di un locale, l’Austins Bar and Grill, alla periferia della città. Secondo i testimoni, un uomo poi identificato come Adam W. Purington, 51 anni, ex militare della marina probabilmente affetto da disturbi mentali, è entrato mentre i clienti guardavano la televisione e si è messo a lanciare insulti razzisti contro due impiegati indiani della Garmin, azienda che fabbrica Gps. Secondo il racconto delle autorità locali, Purington sarebbe stato allontanato dal bar, ma è poi rientrato aprendo improvvisamente il fuoco. La vittima era Srinivas Kuchibhotla, 32 anni, un ingegnere. Il killer si è poi dato alla fuga ma è stato catturato in un altro locale a un centinaio di chilometri di distanza. Nella sparatoria sono rimaste ferite altre due persone: Alok Madasani, un altro ingegnere indiano di 32 anni, e un americano, Ian Grillot, 24 anni.

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20 agosto 2018

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