Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Tensioni e proteste
dopo il comizio
dei sovranisti a Milano

· A piazza Duomo la marcia guidata dal ministro Salvini ·

Ha suscitato molte polemiche, divisioni e proteste, il comizio che si è tenuto sabato a Milano, in piazza Duomo, da parte di esponenti di partiti europei cosiddetti sovranisti, che hanno marciato nel capoluogo lombardo in una manifestazione organizzata in vista delle prossime elezioni. In rappresentanza della Lega ha parlato Matteo Salvini, accompagnato, tra gli altri, dalla leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen, dal leader dell’estrema destra olandese Geert Wilders, dal vicepresidente del partito estone di estrema destra Ekre Jaak Madison.

È «un momento storico», ha detto Salvini, molto «importante per liberare il continente dall’occupazione abusiva organizzata a Bruxelles da molti anni». «Chi — ha poi chiesto retoricamente alla piazza — ha tradito l’Europa, il sogno dei padri fondatori, di De Gaulle e De Gasperi?». Secondo il leader della Lega, sono stati «i Merkel», «i Macron», «i Soros» «gli Juncker», che «hanno costruito l’Europa della finanza e dell’immigrazione incontrollata». «Noi amiamo la Madonnina — ha rivelato Salvini — che ci guarda dall’alto. Qui non ci sono estremisti, razzisti, fascisti». E poi ha baciato un rosario che teneva in mano. Durante il comizio alcune persone che contestavano gli argomenti dei sovranisti attraverso degli striscioni, sono stati allontanati dalla polizia dopo momenti di forte tensione. La stessa tensione ha caratterizzato anche una manifestazione che si è tenuta ieri a Firenze, in risposta al comizio di Milano.

Contro i sovranisti europei si è schierata, fra gli altri, anche la comunità ebraica di Roma. «Pensavamo — ha detto la presidente Ruth Dureghello — di aver sconfitto quel male ma dopo 70 anni quel male si è riaffacciato. Striscioni e manifestazioni che inneggiano a simboli che pensavamo davvero di non rivedere più. Non saremo e non vogliamo essere indifferenti».

Sulle parole e sui gesti di Salvini sono arrivati commenti di diversi esponenti ecclesiastici. Il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, a margine della «Festa dei popoli», celebrata ieri a San Giovanni in Laterano, ha affermato che «Dio è di tutti e dunque invocarlo per sé stessi è sempre molto pericoloso». L’utilizzo del rosario durante un comizio, secondo il vescovo di Albano Marcello Semeraro, «è un’uscita esecrabile» perché «Dio non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente». Secondo il presule, che ha rilasciato un’intervista al quotidiano «la Repubblica», è «scorretto usare il nome di Dio in questo modo. Ma non soltanto il suo nome, anche quello della Vergine. È una modalità strumentale dalla quale prendere del tutto le distanze». Monsignor Semeraro ha anche criticato «questo modo di parlare del Papa con certi accenni e toni. E se a farlo sono persone che hanno importanti responsabilità nel paese, il tutto diviene maggiormente grave». Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee, è intervenuto in particolare sulle accuse rivolte all’Europa. «I vescovi — ha detto — credono fermamente nell’Unione europea, in un cammino di unità. Questa è la strada indicata anche dalle parole e dagli appelli di Papa Francesco per il bene dell’Europa unita, che il Santo Padre reputa decisiva per il bene dell’umanità. Ma riteniamo anche che l’Europa debba ripensare se stessa». Sui migranti il porporato sottolinea che bisogna «mettere a punto una vera politica per le migrazioni, che oggi non esiste. Perché i contributi che l’Europa qua e là attribuisce, penso all’Italia e a qualche altro paese, come anche le quote assegnate a diversi Stati, non rappresentano una vera politica migratoria, una politica frutto di un pensiero. C’è invece urgenza di una visione molto più ampia e a lungo raggio. Mentre vediamo solo qualche tattica immediata per tamponare alcuni fastidi e paure». E sempre sul comizio di sabato scorso a Milano, il cardinale Bagnasco ha precisato: «Il Papa è il successore di San Pietro. Suo compito è confermare la fede e guidare la Chiesa: ricordare che l’accoglienza e l’integrazione sono valori irrinunciabili del Vangelo fa parte del suo magistero».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE