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Tensione sulla Siria
tra Mosca e Washington

· Raid aereo statunitense colpisce una base di Assad e il Cremlino protesta ·

Per i siriani l’incubo della guerra non sembra trovare fine. Al termine di una settimana di fragile tregua, le tensioni tra Russia e Stati Uniti sono tornate ai massimi livelli con reciproci scambi di accuse, mentre la popolazione di Aleppo allo stremo ancora non riceve gli aiuti necessari.

Bambini siriani nelle zone di Aleppo controllate dai ribelli (Afp)

A far precipitare una situazione già in bilico è stato ieri il raid aereo della coalizione a guida statunitense su una base dell’esercito siriano circondata dagli uomini del cosiddetto stato islamico (Is), nei pressi di Deir Ezzor, in cui sono rimasti uccisi 62 soldati di Damasco. Durissima la reazione di Mosca: «La Casa Bianca difende l’Is» ha accusato. Due giorni fa il Cremlino aveva chiesto e ottenuto la convocazione di una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu proprio per discutere gli ultimi sviluppi della situazione siriana. A nulla è servito il rammarico dell’Amministrazione Obama per le perdite di vite «non intenzionali» come ha sottolineato il dipartimento di Stato. La Russia ha poi rincarato la dose, accusando Washington di aver assunto nella riunione al Palazzo di vetro «una posizione non costruttiva e confusa», dimostrandosi «incapace di fornire una spiegazione adeguata» e di aver tentato «come d’abitudine, di cambiare le carte in tavola». Per Samantha Power, ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, la convocazione del Consiglio di sicurezza è stata «una manovra diversiva, una richiesta cinica e ipocrita», mentre Mosca dovrebbe «concentrarsi sull’attuazione della cessazione delle ostilità e non su questi giochetti». La tregua — come sottolineano diversi analisti — sarebbe di fatto fallita. A farne le spese per prima è stata ancora una volta la città di Aleppo dove, secondo gli attivisti antigovernativi dei comitati locali, caccia di Damasco hanno colpito i quartieri orientali facendo «diverse vittime civili». Anche Daraa, la città a sud della capitale siriana dove nel 2011 iniziò la rivolta contro il presidente Assad, è stata bombardata a colpi di mortaio, come riferiscono ancora gli attivisti. Otto i morti, tra cui un bambino di sei anni e un ragazzo

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23 maggio 2019

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