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Tensione
per il giuramento
di Maduro

· Presidi dei militari nelle strade di Caracas e delle principali città del paese ·

Forte tensione in Venezuela dove oggi è previsto il giuramento del presidente Nicolás Maduro per un secondo mandato di sei anni. Elementi della Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) hanno preso posizione in varie zone di Caracas e del paese per prevenire disordini. I militari hanno bloccato l’accesso al centro della capitale e hanno posto un presidio nelle vicinanze del Palacio federal legislativo.

Posti di controllo sono stati sistemati in Plaza Venezuela e lungo la centrale Avenida Urdaneta per sorvegliare il traffico dei veicoli nella zona. Secondo fonti locali, inoltre, simili iniziative sarebbero avvenute nelle principali città venezuelane come San Cristóbal, nello stato di Táchira), Maracaibo, (Zulia) e Barquisimeto (Lara). Nello stesso tempo membri dei cosiddetti “collettivi armati” simpatizzanti del governo si sono dispiegati in vari quartieri popolari della capitale, sistemandosi all’interno di installazioni denominate “tribune anti imperialiste” che controllano fette di territorio.

Il giuramento di Maduro è previsto nella mattinata locale davanti al Tribunale supremo di giustizia (Tsj) e non, come prevede in prima istanza la Costituzione, di fronte all’Assemblea nazionale (An), che è controllata dall’opposizione e non riconosce la vittoria del presidente alle ultime elezioni. Lo spostamento del luogo del giuramento è possibile legalmente in quanto dal 2016 il parlamento è formalmente accusato di «oltraggio alla magistratura». In questi casi il testo costituzionale prevede in subordine di spostare la cerimonia davanti al Tsj. Al giuramento per il periodo che va dal 2019 al 2025 è prevista la presenza di soli quattro capi di stato latinoamericani (Bolivia, Cuba, El Salvador e Nicaragua).

Caracas sta vivendo un momento di isolamento internazionale. Anche per il forte contrasto con il Gruppo di Lima che in una dichiarazione pubblicata venerdì scorso ha sollecitato Maduro a non giurare per un secondo mandato e a trasferire i suoi poteri all’Assemblea nazionale. A seguito di questa presa di posizione, il Venezuela ha deciso di consegnare note di protesta ai paesi del Gruppo che hanno sottoscritto la dichiarazione. Nel suo account di Twitter, il ministro degli esteri, Jorge Arreaza, ha mostrato la foto della consegna della prima nota di protesta all’incaricato d’affari del Perú, paese che, tra l’altro, ha vietato esplicitamente a 93 venezuelani, fra i quali lo stesso presidente Maduro, di entrare sul suo territorio.

Da parte sua, secondo l’agenzia di stampa «Avn», Maduro ha intimato al Gruppo di Lima di ritirare entro 48 ore le contestazioni contenute nel comunicato che, secondo Caracas, sarebbe «ispirato dagli Stati Uniti».

Una particolare attenzione è stata riservata al fatto che il testo, fra l’altro, mette in discussione la posizione venezuelana, sulla regione dell’Essequito, la cui sovranità è stata reclamata dalla Guyana. Se non rettificheranno quanto sostenuto, ha reso noto il presidente, il Venezuela adotterà misure diplomatiche urgenti in difesa del paese.

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