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Tensione a Hong Kong
tra forze cinesi
e manifestanti

· Nuove giornate di protesta e arresti ·

I militari cinesi distaccati a Hong Kong sono intervenuti ieri per la prima volta nelle proteste, che da quasi quattro mesi stanno scuotendo la città, con messaggi di allerta e di monito verso i dimostranti.

Soldato di guardia al quartier generale delle forze armate cinesi a Hong Kong (Afp)

A Kowloon Tong, nei Nuovi Territori, diversi uomini in tenuta mimetica ed elmetti hanno issato la bandiera gialla sul tetto di un edificio del compound delle forze armate cinesi, per rimarcare l’illegalità delle dimostrazioni in corso nella zona e ammonendo sulla violazione delle leggi e sul rischio di essere perseguiti.

Potenti fari — riporta il network Rthk — sarebbero stati anche puntati sui manifestanti a Waterloo Road quando decine di persone si sono avvicinate alle caserme dove staziona la guarnigione dell’esercito cinese, vicino al complesso che ospita le istituzioni di Hong Kong. Si ritiene, riporta sempre il network, che si tratti del primo “confronto” tra militari di Pechino e attivisti dall’inizio delle proteste. In risposta, i dimostranti avrebbero puntato raggi laser all’indirizzo della polizia.

Quella di ieri è stata un’altra giornata di alta tensione nell’ex colonia britannica. Migliaia di persone, infatti, si sono riversate a volto coperto per le strade, sfidando per il secondo giorno di fila il divieto di indossare mascherine nei cortei e nelle manifestazioni pubbliche, entrato in vigore sabato. In tenuta nera, gli attivisti hanno marciato sotto la pioggia sia sull’isola di Hong Kong sia nella penisola di Kowloon, in cortei privi di autorizzazione.

Gli intenti pacifici hanno ceduto il passo via via, secondo un copione consolidato, all’ala più dura e radicale del movimento antigovernativo. La città ha vissuto una tesa giornata di semi-paralisi, con le attività commerciali ferme e le stazioni all’Admiralty, di Prince Edward e Mong Kok chiuse, con i servizi dei trasporti pubblici funzionanti ancora a ranghi ridotti (attive solo 45 delle 93 stazioni) per i danni riportati nella guerriglia di venerdì e di sabato scorsi.

Lacrimogeni, molotov, spray urticanti e cariche della polizia antisommossa hanno caratterizzato dunque il diciottesimo fine settimana consecutivo di proteste partite a giugno contro la legge sulle estradizioni in Cina e trasformatesi nella richiesta di riforme, a partire dal suffragio universale.

Secondo i media locali, diverse scene violente si sono viste a Causeway Bay e in altre parti della città, tra cui un tassista picchiato a Sham Shui Po. La polizia, su Facebook, ha intimato «la fine degli atti illegali» e ha inviato degli sms a tutta la popolazione, invitando i residenti a rimanere in casa dato che «eventi pubblici non autorizzati potrebbero causare danni e violenze». In serata, i media locali contavano più di una ventina di arresti.

Intanto, l’Alta Corte di Hong Kong ha respinto la richiesta, formulata da un gruppo di parlamentari dell’opposizione, di sospendere la legge contro l’uso delle maschere nei cortei. Lo riporta Sky news. Le motivazioni della sentenza saranno rese note soltanto martedì prossimo.

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08 dicembre 2019

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