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Tensione e volontà di dialogo

· Colloqui tra Trump e leader europei ·

Momenti di tensione e prove di dialogo. Il post elezioni statunitense si sta rivelando più complesso del previsto per il vincitore, il repubblicano Donald Trump, soprattutto nel confronto con l’Europa. «Penso che rischiamo di perdere due anni aspettando che Trump termini di fare il giro del mondo che non conosce» ha detto ieri, nel corso di una conferenza stampa, il presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker. L’ex premier lussemburghese non ha nascosto i suoi timori: «Bisognerà che gli spieghiamo in cosa consiste l'Europa e come funziona».

Trump durante un comizio (Ap)

Un attacco durissimo e inspiegabile, che arriva dopo i segnali di distensione alla Casa Bianca, dove il presidente uscente, Barack Obama, ha incontrato Trump e gli ha stretto la mano. Juncker aveva già offerto a Trump, subito dopo il voto, di venire in Europa per un vertice. Ma il presidente eletto non ha ancora risposto all’invito.
Diverso l’atteggiamento di Parigi e Berlino. Il presidente francese, François Hollande, ha avuto ieri un colloquio telefonico con Trump, come aveva fatto due giorni fa il cancelliere tedesco, Angela Merkel. Quest’ultima — dicono i media — si è genericamente richiamata ai valori condivisi, dando appuntamento al nuovo presidente americano al g20 del 2017. Ribadendo la volontà di collaborare con Washington, Hollande ha preferito andare subito alle questioni chiave, sottolineando la necessità di un chiarimento su temi come la guerra al terrorismo, la crisi ucraina, l’accordo sul nucleare iraniano e la lotta al riscaldamento climatico. Hollande e Trump hanno comunque rimarcato «la storia e i valori comuni» tra i due paesi.

Sul piano politico, in un’intervista al «Wall Street Journal», Trump ha detto che le priorità dell’inizio del suo mandato saranno le liberalizzazioni nel settore finanziario, per consentire alle banche di tornare a prestare denaro, e la messa in sicurezza dei confini contro il traffico di droga e l’immigrazione illegale. «Voglio un paese unito in cui ci si voglia bene» ha detto il magnate, per poi smentire le voci secondo cui egli intenderebbe cancellare la riforma sanitaria firmata da Obama nel 2010. Questa legge «non va per forza abrogata ma può essere modificata e quindi sopravvivere». Ieri Trump ha sostituito il capo della sua squadra di transizione (l’organo che gestisce il passaggio di poteri alla Casa Bianca tra l’elezione e l’insediamento, il 20 gennaio 2017) nominando al vertice il vice presidente eletto Mike Pence. Finora a capo dello staff, costituito dopo l’estate, c’era il governatore del New Jersey, Chris Christie.

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