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Tensione e paura
nell’America del dopo Dallas

· Occhi puntati sulla visita di Obama ·

Minacce alla polizia, agenti feriti, manifestazioni di protesta in varie città contro la violenza delle forze dell’ordine nei confronti degli afroamericani, allarmi continui. L’America del dopo Dallas continua a vivere ore di paura. La giornata di ieri è stata segnata da un crescendo di tensione: oltre duecento persone sono state arrestate in diverse manifestazioni. A peggiorare le cose, poi, c’è stata l’uccisione di un afroamericano a Houston, il terzo in una settimana morto per mano di agenti.

L’abbraccio tra un agente e un giovane nero a Dallas (Ap)

Domani, martedì, nella cerimonia interreligiosa nel Meyerson Symphony Center di Dallas, il presidente Barack Obama parlerà in memoria dei cinque agenti uccisi nella notte di giovedì 7 luglio. Sarà — dicono gli analisti — una delle prove più dure della sua presidenza, in un momento delicatissimo a livello nazionale, con la campagna elettorale per la Casa Bianca in corso. Obama dovrà affrontare, da un lato la paura della gente comune, dall’altro la rabbia degli afroamericani. Dovrà inoltre vedersela con lo spirito di rivalsa, finora contenuto dalle autorità, dei poliziotti di Dallas e non solo. «Chiunque sia preoccupato della giustizia e attacca la polizia, sabota la propria causa e se commette un delitto deve essere perseguito» ha detto ieri Obama, che ha interrotto il proprio viaggio in Europa per recarsi a Dallas. «È necessario che tutte le parti parlino e si ascoltino perché sono convinto che gli americani vogliono che migliori il rapporto tra la polizia e le diverse comunità. Ma bisogna anche rispettare la frustrazione che queste comunità sentono. Voglio che tutte le parti si ascoltino ed è quello che vogliamo ottenere nelle prossime settimane». A Dallas il sindaco Mike Rawlings, democratico, e soprattutto il capo della polizia, David Brown, hanno dato disposizioni per riportare la città il più possibile alla normalità.

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