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Tenere viva la speranza
in tempi difficili

· ​L’annuale colletta per la Terra santa ·

Pubblichiamo la lettera inviata lo scorso 1° marzo, mercoledì delle Ceneri, ai vescovi di tutto il mondo dal cardinale Leonardo Sandri e dall’arcivescovo Cyril Vasil’, rispettivamente prefetto e segretario della Congregazione per le Chiese orientali, in occasione dell’annuale colletta per la Terra santa.

Il cammino quaresimale che stiamo percorrendo ci invita ad alzare lo sguardo verso la meta: siamo chiamati a seguire nostro Signore Gesù Cristo fin sul Golgota e poi a discendere con lui nel sepolcro; infine a sperimentare la potenza sempre nuova e vivificante della sua risurrezione. I luoghi santi della nostra fede sono la testimonianza tangibile di questo straordinario avvenimento che ha cambiato la storia dell’umanità e l’ha aperta a una speranza nuova.

Da quei luoghi, l’annuncio della Pasqua si è sparso in tutto il mondo e continua a diffondersi. In quelle regioni, ininterrottamente lungo i secoli, anche a costo di grandi sacrifici e del martirio, ha continuato ad essere presente una comunità cristiana col volto universale della Pentecoste.

Il senso di comunione in Cristo morto e risorto per noi, ci spinge a promuovere anche quest’anno l’importante iniziativa della Collecta Pro Terra sancta, per il legame di fraternità che unisce la Chiesa universale alla Chiesa madre di Gerusalemme. Il Santo Padre, in occasione dell’assemblea della Riunione delle opere di aiuto per le Chiese orientali (Roaco) il 16 giugno 2016, mentre si riferiva ai lavori di restauro in corso della basilica della Natività a Betlemme e dell’edicola del Santo Sepolcro a Gerusalemme, ha ricordato il valore non solo della presenza della Chiesa in Terra santa ma anche del «mantenimento dei luoghi santi e dei santuari, anche grazie alla colletta del Venerdì santo che ogni anno si rinnova, a partire dalla felice intuizione del beato Paolo VI». Grazie alla generosa offerta di tanti, cattolici e non, i lavori di restauro dei due siti, patrimonio comune della cristianità, stanno procedendo con notevoli risultati.

Vivere oggi la fede cristiana in Medio oriente, lo sappiamo, non è affatto facile. Non lo è specialmente in Iraq, in Siria e in Egitto, dove le comunità cristiane hanno fatto esperienza dell’ecumenismo del sangue e dove i singoli fedeli devono lottare ogni giorno contro la tentazione di abbandonare la propria terra o addirittura la propria fede. Non lo è nemmeno negli altri Paesi della regione, dove spesso i cristiani si trovano sottoposti a forme di oppressione e di discriminazione che minano giorno dopo giorno le loro condizioni di vita.

Tenere viva la speranza in questi contesti è davvero difficile ed è al tempo stesso importantissimo. La piccola presenza cristiana in Medio oriente ha perciò bisogno di sentire il sostegno e la vicinanza di tutta la Chiesa. Un sostegno che è fatto di preghiera costante per loro. Un sostegno che è fatto anche di aiuto economico concreto, tenendo conto di quanto già san Paolo scriveva in occasione della prima colletta per Gerusalemme: «Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9, 7).

Ancora una volta, grazie alla generosità di tutta la Chiesa, che si fa concreta e si manifesta anche nella colletta del Venerdì santo, le comunità cattoliche di Terra santa, quella latina della diocesi patriarcale di Gerusalemme, della Custodia francescana e delle altre circoscrizioni, come quelle orientali — greco-melchita, copta, maronita, sira, caldea, armena — con le famiglie religiose e gli organismi di ogni genere, potranno a loro volta aiutare concretamente i poveri e i sofferenti di ogni etnia e di ogni fede, senza distinzione.

Le parrocchie proseguiranno il loro servizio pastorale con attenzione preferenziale per i poveri; le scuole saranno luogo di incontro tra cristiani e musulmani per preparare insieme un futuro di rispetto e di collaborazione; gli ospedali e gli ambulatori, gli ospizi e i centri di ritrovo continueranno ad accogliere i sofferenti e i bisognosi, i profughi e i rifugiati, le persone di ogni età e religione colpite dall’orrore della guerra. Ci interpellano ogni giorno e non possiamo dimenticare i volti di migliaia di bambini e ragazzi di età scolare, scappati dalla violenza e persecuzione in Siria e in Iraq, che sono stati accolti nelle scuole cristiane dei paesi vicini, grazie alla nostra colletta.

Altro elemento importante che costituisce la vitalità della Chiesa in Terra santa è il pellegrinaggio, iniziativa da promuovere continuamente. Attraverso il viaggio nei luoghi sacri e sulle orme di Cristo è possibile non solo una rinascita della fede e una riscoperta delle proprie origini, ma è anche un mezzo della nuova evangelizzazione. I pellegrinaggi sono, inoltre, una risorsa essenziale per le popolazioni cristiane di Terra santa. Secondo recenti statistiche, infatti, almeno il 30 per cento della comunità locale — a Gerusalemme e a Betlemme — vive e opera grazie alla presenza di pellegrini.

In questi giorni di preparazione alla Santa Pasqua rinnoviamo il nostro impegno ad essere artigiani di pace, pregando e operando, affinché la pace abiti nel cuore di ogni persona, specialmente dei nostri fratelli e sorelle di Terra santa e del Medio oriente.

A lei, ai sacerdoti, ai consacrati e ai fedeli, che si adoperano per la buona riuscita della colletta, ho la gioia di trasmettere la viva riconoscenza del Santo Padre Francesco, insieme alla gratitudine della Congregazione per le Chiese orientali. E mentre invoco sulla sua persona e sul suo ministero pastorale e su tutti i fedeli della sua giurisdizione copiose benedizioni divine, porgo un felice augurio di buona Pasqua e il più fraterno saluto nel Signore Gesù.

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25 marzo 2017

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