Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Tenebra ed eccesso di luce

· ​Colui che è destinato a non spegnersi mai ·

Immerso, com’è, nel flusso del tempo, l’uomo non riesce a coglierne compiutamente il senso. Gli è solo possibile interpretarne un tratto, ma siccome l’insieme gli sfugge, egli rimane alla fine completamente confuso. Il motivo del dipanarsi degli anni, dello scorrere delle stagioni, permane un enigma. Per poterlo sciogliere, bisognerebbe essere collocati sopra il tempo e comprenderlo nella sua totalità. Ecco perché, a ben vedere, non è possibile una vera ed esauriente filosofia della storia: la ragione si trova bloccata nel tempo; ne scorge dei percorsi; ne ipotizza delle motivazioni, ma a corto raggio. 

Salvador Dalí, «La persistenza della memoria» (1931)

Bisognerebbe che l’uomo esorcizzasse la morte, che invece con appuntamento implacabile, irreversibilmente si incunea nello svolgersi della vita, creando la persuasione o dando l’impressione che in essa avviene il suggello dell’uomo, o è pronunziata su lui l’ultima, definitiva, parola.

C’è solo Uno che il tempo non riesce a spegnere e a disfare, al quale non può affermare il suo potere e sul quale assolutamente non può gravare le sue impronte di morte: è Gesù Cristo, che del tempo è il Signore — «Re e Creatore dei tempi» —, com’è detto in un inno di Quaresima.
Ma occorre precisare ulteriormente questa signoria di Cristo, arrivando a riconoscere che lo stesso tempo è stato creato da Dio a servizio di Gesù, affinché sorgesse lo spazio della sua epifania temporale e si delineasse l’area della sua manifestazione, e quindi della sua tradizione. Alla radice dell’esistenza dei giorni, degli anni, dei secoli si trova l’amore divino che, volendosi donare agli uomini, tramite il tempo si volge e si inclina verso di lui.
Gesù ha fiaccato e abbattuto il «Principe di questo mondo» (cfr. Giovanni 12, 31), e noi possiamo senza esitazione affidarci al Signore, al quale appartiene «ogni potere in cielo e sulla terra» (Matteo 28, 18). Senza dubbio, un affidamento laborioso, non esente da chiazze di oscurità, ma misericordiosamente sostenuto dall’incessante grazia divina.

di Inos Biffi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE