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Tempo
di reciproca responsabilità

· Il segretario generale del World Council of Churches sui 500 anni della riforma ·

Berlino, 29. Quello della «reciproca responsabilità» è l’atteggiamento giusto con il quale i cristiani, tutti i cristiani, possono accostarsi alle celebrazioni per il quinto centenario della riforma. Nell’imminenza della ricorrenza del 31 ottobre, il reverendo Olav Fykse Tveit, teologo luterano e segretario generale del World Council of Churches (Wcc), affronta il tema dell’anniversario protestante da un punto di vista ecumenico. E ha parole di sentito apprezzamento e di speranza per i frutti che, si augura, faranno certamente seguito alla partecipazione di Papa Francesco alle manifestazioni di Lund, in Svezia. «Questo evento — afferma — ha una rilevanza e sarà importante per tutto il movimento ecumenico».

Christian Beyer, Dieta di Augusta (1530)

Tveit ha affrontato l’argomento in un ampio intervento tenuto in questi giorni presso l’University Church of Heidelberg, la più antica università tedesca, e diffuso dal sito in rete del Wcc, sostenendo in primo luogo la necessità di porre in essere «un’agenda comune» tra il pur variegato mondo della riforma e l’intero movimento ecumenico.

La riforma protestante, che ricorda Tveit, tradizionalmente si fa iniziare con la pubblicazione, avvenuta il 31 ottobre 1517, delle 95 tesi di Lutero, ha segnato profondamente la storia d’Europa, e poi del mondo intero, con la conseguente divisione del cristianesimo occidentale. Oggi, però, «la responsabilità reciproca deve essere l’atteggiamento centrale per commemorare la riforma». E ciò si sviluppa sia attraverso «il riconoscimento dei doni che abbiamo ricevuto e condiviso, che attraverso la critica costruttiva». Al contrario, avverte, celebrazioni a «senso unico» e «autoreferenziali» non conducono in altri posti se non nei vicoli ciechi dell’«orgoglio» e del «potere fino a se stesso».

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