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Tempo di conversione

· Alla vigilia dell’incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa il comitato organizzatore si riunisce con un gruppo di vittime ·

Papa Francesco all’udienza generale prosegue le catechesi sul Padre Nostro

«Da domani vivremo alcune giornate di dialogo e comunione, di ascolto e discernimento. Possano essere un tempo di conversione. Non vogliamo annunciare noi stessi, ma Colui che è morto per noi». È quanto auspica il Papa, lanciando l’hashtag #PBC2019, nel tweet postato sull’account @Pontifex nel primo pomeriggio di mercoledì 20 febbraio, vigilia dell’incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa, che si tiene in Vaticano dal 21 al 24.

Intanto il direttore “ad interim” della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha dichiarato che, come era stato annunciato nella conferenza stampa dello scorso 18 febbraio, il Comitato organizzatore dell’incontro si è riunito la mattina del 20 per più di due ore con un gruppo di rappresentanti di vittime di abuso da parte di membri del clero: dodici persone, uomini e donne, provenienti da diverse aree del mondo e appartenenti a diverse organizzazioni. «I membri del Comitato — ha detto Gisotti — sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nell’incontro».

Nella stessa mattinata il Pontefice ha tenuto la consueta udienza generale, proseguendo nell’aula Paolo VI le catechesi sul Padre Nostro. Prendendo spunto dal brano biblico tratto dal libro di Isaia (49, 14-16), il Papa ha spiegato che «il primo passo di ogni preghiera cristiana è l’ingresso in un mistero, quello della paternità di Dio». Da qui la raccomandazione che «non si può pregare come i pappagalli. O tu entri nel mistero, nella consapevolezza che Dio è tuo Padre, o non preghi». E, ha aggiunto Francesco, «per capire in che misura Dio ci è padre, noi pensiamo alle figure dei nostri genitori, ma dobbiamo sempre in qualche misura “raffinarle”, purificarle». Del resto, ha osservato, «nessuno di noi ha avuto genitori perfetti; come noi, a nostra volta, non saremo mai genitori, o pastori, perfetti». Perché, ha insistito, «tutti abbiamo difetti» e «le nostre relazioni di amore le viviamo sempre sotto il segno dei nostri limiti e anche del nostro egoismo». Ecco allora spiegato il motivo, ha proseguito il Pontefice, per cui «quando parliamo di Dio come “padre”, mentre pensiamo all’immagine dei nostri genitori, specialmente se ci hanno voluto bene, nello stesso tempo dobbiamo andare oltre», a quel “Padre che è nei cieli” di cui parla Gesù. In effetti «gli uomini e le donne sono eternamente mendicanti di amore» e «cercano un luogo dove essere finalmente amati». Pertanto l’espressione “nei cieli” non ha a che vedere con una lontananza, ma con «una diversità radicale di amore, un’altra dimensione di amore, un amore instancabile, un amore che sempre rimarrà, anzi, che sempre è alla portata di mano».

Al termine della catechesi, nel salutare i diversi gruppi presenti, il Pontefice ha ricordato che venerdì prossimo si celebra la festa della cattedra di San Pietro. «Pregate per me — ha chiesto loro — e per il mio ministero» e «anche per Papa Benedetto». Prima di recarsi nell’aula, Francesco aveva incontrato nella basilica vaticana un pellegrinaggio dell’arcidiocesi di Benevento guidato dall’arcivescovo Felice Accrocca, per ricambiare la visita compiuta dal Pontefice il 17 marzo scorso a Pietrelcina nel centenario dell’apparizione delle stimmate permanenti di padre Pio.

L'udienza generale

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