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Tempo
di collaborazione


· Fra cristiani e musulmani a Jakarta ·

Collaborare tra cristiani e musulmani è possibile. Anche nel più popoloso paese islamico del mondo. Anche dopo una campagna elettorale dai toni accesi, pesantemente caratterizzata da scontri settari e strumentalizzazioni religiose, come quella che pochi giorni fa ha riguardato l’importante carica di governatore della capitale indonesiana.

Competizione da cui, come è noto, è uscito sconfitto il governatore uscente Basuki “Ahok” Tjahaja Purnama, cristiano protestante di origini cinesi, che pure aveva prevalso al primo turno, imputato nel frattempo in un processo — la procura ha chiesto due anni di libertà vigilata (sentenza attesa in questi giorni) — per presunta blasfemia. Al ballottaggio, a sorpresa, è prevalso infatti, con circa il 58 per cento dei consensi, Anies Baswedan, musulmano, già ministro indonesiano dell’educazione, sostenuto anche dai movimenti islamisti più radicali.

Tuttavia, a ben guardare, la sorpresa potrebbe essere un’altra. E sta nel clima di inaspettata concordia e di fattiva collaborazione che, riferiscono diverse fonti di informazione, sembrerebbe essersi felicemente instaurato tra i due leader politici, uno musulmano, l’altro cristiano, e soprattutto tra i loro rispettivi sostenitori. A rompere il ghiaccio, stando alla ricostruzione fornita dall’agenzia Fides, è stato il governatore uscente, il quale, non appena l’esito del ballottaggio è apparso evidente, invece di alimentare il clima di tensione ha in primo luogo tentato di consolare il proprio elettorato citando apertamente le sacre Scritture. «Il potere viene da Dio — ha detto — e da Dio può essere tolto. Nessuno arriva al potere senza il permesso di Dio. Non siate tristi. Le cose le conosce Dio». Nessuna guerra di religione, insomma, con il nuovo governatore, al quale Ahok ha offerto le proprie congratulazioni, dando altresì la disponibilità a una futura collaborazione a cominciare dal periodo di transizione che precederà la scadenza effettiva del suo mandato, fissata per ottobre. «La nostra speranza — ha dichiarato Ahok in una conferenza stampa tenuta presso un hotel della capitale indonesiana — è che tutte le parti dimentichino la campagna elettorale. Noi in realtà siamo la stessa cosa. Vogliamo che Jakarta migliori, perché è la nostra casa comune».

di Fabrizio Contessa

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15 ottobre 2019

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