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Tempi maturi

· ​Con il prologo a Cuba per incontrare Cirillo inizia il viaggio di Francesco in Messico ·

Francesco è in viaggio verso l’America. Ma l’aereo papale non atterrerà in Messico, come era previsto fino a una settimana fa dal programma del dodicesimo pellegrinaggio internazionale del Pontefice. Il primo scalo sarà invece all’Avana — dove era già stato a settembre — per una tappa inattesa, ma che resterà nella storia: nella capitale cubana tra poche ore il Papa di Roma incontra il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Cirillo.

Un incontro atteso da decenni e preparato da lungo tempo — come è stato detto nel comunicato congiunto — che però non sembrava così imminente, dopo alcune ipotesi passate mai confermate. Ora ci siamo. I tempi sono maturi per questo primo abbraccio destinato ad avere sviluppi al momento non prevedibili nel cammino ecumenico, ma che ci si augura ricco di frutti. Avviene nel primo pomeriggio di venerdì 12, in una sala dell’aeroporto dell’Avana. Un luogo lontano dall’Europa. Del resto per il Papa «la realtà si legge meglio dalla periferia che dal centro», e purché questo incontro con Cirillo avvenisse — aveva confidato durante il volo di ritorno dalla Turchia il 30 novembre 2014 — sarebbe andato bene qualsiasi luogo: «Gli ho detto: “Io vengo dove tu vuoi. Tu mi chiami e io vengo”».

Dunque questo quarto viaggio di Francesco in America latina (dove ha già visitato Brasile, Ecuador, Bolivia, Paraguay e Cuba) si apre con un fuori programma dall’enorme peso nel cammino verso l’unità dei cristiani. A questo importantissimo momento, che da solo basterebbe a rendere memorabile questa trasferta, seguirà la visita in Messico, non meno attesa. Sei giorni per incontrare un popolo dalla profonda fede, per condividerne drammi, ansie e speranze, per invocare per loro e con loro la Vergine di Guadalupe — il pellegrinaggio al santuario mariano sarà momento centrale della visita — ma anche per toccare con mano le difficoltà di un Paese in cui si avvertono le contraddizioni di un intero continente. Problemi che affliggono una popolazione su cui pesano mali ai quali non si riesce a trovare soluzione e che il Pontefice conosce bene, come ha mostrato due settimane fa rispondendo in un video alle domande postegli da alcuni messicani attraverso l’agenzia di stampa Notimex. «Se vengo lì — ha infatti spiegato — è per ricevere il meglio di voi e per pregare con voi, perché i problemi di violenza, di corruzione e tutto ciò che sta accadendo, si risolvano, perché il Messico della violenza, della corruzione, del traffico di droga, dei cartelli, non è il Messico che vuole nostra Madre e, di certo, io non voglio nascondere nulla di tutto questo. Al contrario, voglio esortarvi alla lotta quotidiana contro la corruzione, i traffici, la guerra, la disunione, il crimine organizzato, la tratta delle persone».

dal nostro inviato Gaetano Vallini

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21 marzo 2019

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