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Tempesta araba

· In Libia decine di morti tra gli oppositori a Gheddafi mentre i disordini continuano in numerosi Stati ·

Barack Obama condanna l’uso della violenza contro i manifestanti

Si fa sempre più tempestosa la situazione nel Maghreb e in molti Paesi arabi. In Libia, ci sono stati decine di morti — almeno 84, secondo l'organizzazione umanitaria Human Rights Watch — nella repressione delle manifestazioni contro il regime guidato da Muammar Gheddafi. Le notizie in merito, comunque, sono difficilmente verificabili, anche perché internet e altri mezzi di comunicazione sono stati bloccati. Tuttavia, anche la stampa governativa ammette almeno venti morti a Bengasi, dove i manifestanti hanno incendiato la sede locale della radio di Stato e hanno occupato l’aeroporto per impedire l’arrivo di rinforzi alla polizia. Sette morti vengono segnalati a Derna e disordini sono segnalati a Tobruk, mentre fonti della sicurezza hanno riferito che ad al Beida, in Cirenaica, i manifestanti hanno impiccato due agenti e ormai controllano il centro cittadino dal quale si è ritirata la polizia. Questa, però, circonda la città e impedisce di entrarvi o di uscirne.

Intanto, il sovrano del Bahrein, Hamad bin Isa al Khalifa, ha incaricato il principe ereditario, Salman bin Hamad al Khalifa, di avviare un dialogo nazionale per risolvere la crisi. Ma Jalil Khalil Ibrahim, capogruppo parlamentare di al Wefaq, il principale blocco sciita, ha posto come condizione al dialogo che il Governo si dimetta e i militari si ritirino dalle strade. L'intervento del sovrano è arrivato dopo un colloquio telefonico con il presidente statunitense, Barack Obama, il quale ha «condannato l’uso della violenza contro i pacifici manifestanti e ha sollecitato con forza il Governo del Bahrein a mostrare moderazione», come si legge in un comunicato della Casa Bianca. «Da alleato di lunga data del Bahrein (nell'emirato ha la propria base la più importante forza navale statunitense nel Golfo Persico) gli Stati Uniti ritengono che la stabilità del Paese dipenda dal rispetto dei diritti universali e da riforme che rispondano alle aspirazioni di tutti i cittadini», si legge ancora nella nota della presidenza statunitense.

Nello Yemen, anche oggi è stato ucciso uno studente e ne sono stati feriti cinque in scontri nei pressi nell’università della capitale San’a. Ieri c’erano stati almeno nove morti, secondo fonti concordi, quando la polizia aveva aperto il fuoco nelle città di Aden e di Taez contro i manifestanti che chiedono da settimane l'uscita di scena del presidente Ali Abdullah Saleh.

Anche a Gibuti, sulla sponda opposta del Mar Rosso, la polizia è intervenuta per disperdere un raduno nello stadio Guled convocato per chiedere le dimissioni del presidente Ismael Omar Guelleh.

Sette feriti ci sono stati in Giordania in disordini durante una protesta nella capitale Amman, i primi di questo genere, anche se da settimane migliaia di persone manifestano per chiedere riforme costituzionali.

In Algeria, l'opposizione ha convocato per oggi una nuova giornata di protesta, dopo quella di una settimana fa, contro il Governo del presidente Abdelaziz Bouteflika e le autorità hanno annunciato una dura risposta a quanti infrangeranno il divieto di manifestare in vigore dal 1982.

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