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​Tela sull'orlo

· Il sorprendente quartetto di Elena Ferrante ·

Di amicizia si parla male, e a sproposito. Un sentimento di serie b, dopo l’amore, il solo che sembri davvero interessare l’umanità, soprattutto — si dice — nella sua parte femminile. Eppure quello scambio continuo — vorticoso e solido insieme — che aiuta le bambine a crescere, insegnando loro ad affrontare e dissezionare luci e ombre della vita, è assolutamente cruciale.

Proprio per la sua capacità di raccontare questo legame al femminile ci ha avvinte la lettura della quadrilogia di Elena Ferrante, L’amica geniale: con la forza di un sole che scalda, la lunga opera (oltre 1000 pagine totali) racconta la storia di due amiche, Elena Greco (l’io narrante) e Lila Cerullo, dagli anni Cinquanta del Novecento a oggi. Infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia vissute cercandosi e respingendosi, ma tenendosi comunque sempre per mano.
Pagina dopo pagina, volume dopo volume, Elena e Lilia — così macroscopicamente diverse, da bambine come da anziane — si muovono all’interno di un povero rione della periferia di Napoli, circondate da un Paese e da una folla di personaggi che — con loro — cambiano, soffrono, amano e sbagliano. Nei lunghi decenni, Elena e Lilia crescono come individui e come amiche, influenzandosi, confrontandosi e contestandosi. In pagine dense e insieme sfuggenti, delicate e profondissime, fatti e sentimenti tracciano un’epopea che è, insieme, personale e corale.
E se le lettrici ritrovano tanti lati di sé nelle avvincenti figure femminili (ben oltre le due protagoniste), ai lettori viene offerta la preziosa opportunità di ascoltare i meandri di voci di donne terribilmente oneste e drammaticamente vitali.
Scritta da una scrittrice (o scrittore) fantasma, la quadrilogia compone una tela meravigliosa, febbricitante, impregnata della passionalità e delle contraddizioni di una città avviluppante come Napoli. Chi si celi davvero dietro Elena Ferrante a noi nulla importa. Perché la sua quadrilogia, così potente, così «terribile e sfolgorante» nella sua cupezza vitale, ci dice già così tanto di lei.
Ben più affascinante, invece, è il mistero di chi sia davvero l’amica geniale. Elena Greco, che diventerà una scrittrice affermata anche fuori dall’Italia, o Lila Cerullo, che mai uscirà dal misero rione di Napoli in cui le due sono nate? Geniale è chi scrive (Elena), o chi sembra scrivere (Lila)? La bimba che si migliorerà di continuo perché affascinata dall’altra, o quella che era — e probabilmente resterà — «al di là di ogni possibile competizione»? Colei che «voleva cancellarsi perché non si tollerava» (Lila) o l’altra, che per tutta la vita ha cercato di «restare al passo»?
Procedendo nella lettura, le domande si accavallano sempre più fitte. Qual è la versione di Lila? Elena riuscirà davvero a costruirsi una sua identità? Sarà in grado di dare, con la stessa profondità con cui riceve? Potrebbero esserci tante risposte quanti sono i lettori — e le lettrici — perché la quadrilogia, vitale e cupa, è davvero un’opera riuscita. Un canto viscerale e doloroso su un’amicizia sempre — e quasi violentemente — sull’orlo.
L’amica geniale è una di quelle opere che sai di dover riprendere quando ti troverai in un’altra fase della tua vita. Perché a rileggerla, ogni volta ti colpirà qualcosa di diverso. Ma ogni volta dirà comunque qualcosa proprio a te, come sei in quel momento.

di Giulia Galeotti

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19 marzo 2019

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