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​Teheran rilancia la lotta al terrorismo

· ​Dopo gli attacchi al parlamento e al mausoleo di Khomeini ·

Dopo gli attacchi di ieri al parlamento e al mausoleo di Khomeini, «l’Iran si opporrà al terrore, alla violenza e all’estremismo in maniera più forte di prima». Queste le prime parole del presidente iraniano, Hassan Rohani, a poche ore dal duplice attentato che ha seminato morte nella capitale. «Il terrorismo è l’opposto della cultura e mira a eliminare l’umanità e la civiltà» ha spiegato Rohani. «Negli ultimi anni i terroristi hanno provato a infiltrarsi nel paese per infliggere un colpo alla nazione, ma hanno fallito molte volte». Il presidente iraniano ha quindi lanciato un appello per «l’unità e la cooperazione internazionale» nella lotta al terrorismo. «Il terrorismo è un problema che riguarda tutti». Su questa linea di intransigenza si è espresso anche la guida suprema l’ayatollah Ali Khamenei. Gli attacchi sono stati — ha detto — «solo la deflagrazione di petardi che non avranno alcuna influenza sulla volontà del popolo iraniano». Intanto, proseguono le indagini per sradicare le possibili cellule del cosiddetto stato islamico (Is) ancora presenti in territorio iraniano. Cinque sospetti sono stati arrestati ieri, come ha annunciato il capo della polizia della capitale. È intanto salito a tredici il numero dei morti: lo hanno reso noto le autorità sanitarie, precisando che una persona gravemente ferita è morta nelle ultime ore. È salito anche il numero dei feriti che in un primo momento non erano stati ricoverati. Si tratta complessivamente di 52 persone, delle quali sei sono ancora in gravi condizioni. Sul piano delle reazioni, si segnalano quelle del presidente statunitense, Donald Trump, poche ore dopo gli attacchi di Teheran. Il presidente «compiange e prega per le vittime innocenti degli attacchi terroristi in Iran e per il popolo iraniano che sta vivendo questo tempi impegnativi» ma sottolinea che «gli stati che sponsorizzano il terrorismo rischiano di cadere vittime del male che promuovono» si legge in una nota della Casa Bianca. Parole definite «ripugnanti» dal ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. 

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21 agosto 2018

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