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Teheran accusa Washington

· ​Dopo l’attentato alla parata militare dei Guardiani della rivoluzione ad Ahvaz ·

Il presidente iraniano Hassan Rohani (Ap)

Giornata di lutto nazionale oggi in Iran in concomitanza con i funerali delle ventinove vittime dell’attacco sferrato sabato alla parata militare dei Guardiani della rivoluzione ad Ahvaz, nel sudovest del paese. Tutti gli uffici pubblici, le banche, le scuole e le università sono quindi chiusi. Ai funerali partecipano i ministri del governo e i funzionari dell’amministrazione provinciale di Khuzestan, di cui Ahvaz è capoluogo. Il numero uno dei Guardiani della rivoluzione, Hossein Salami, ha accusato direttamente gli Stati Uniti di essere dietro l’attacco. «Vedrete quanto la nostra risposta potrà essere devastante e violenta. E rimpiangerete quello che avete fatto» ha detto Salami.

Parole molto simili a quelle pronunciate dal presidente iraniano, Hassan Rohani. Teheran — ha promesso Rohani in un discorso ieri — «non lascerà che questo crimine resti impunito; per noi è assolutamente chiaro chi ha commesso questo crimine e con chi sono collegati». Poi il presidente ha puntato il dito contro gli Stati Uniti e i paesi del Golfo che — a suo avviso — finanziano il terrorismo. La risposta di Washington è stata affidata all’ambasciatrice statunitense all’Onu, Nikki Haley, che ha condannato l’attacco, ma ha anche respinto le accuse. «La cosa che [Teheran] deve fare è guardarsi allo specchio» ha aggiunto l’ambasciatore Haley, secondo la quale il governo iraniano «ha oppresso il suo popolo per molto tempo. Penso che il popolo iraniano ne ha avuto abbastanza». Haley ha poi sottolineato che, nonostante l’accresciuta tensione con l’Iran, gli Stati Uniti «non stanno cercando di organizzare un colpo di stato contro la leadership iraniana». L’attentato di sabato, nel quale è morto anche un bambino, è stato rivendicato dal sedicente stato islamico e dal gruppo separatista sunnita Al Ahvaziyah.

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