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Taciturno ed eloquente maestro d’amore

Quando penso a Giuseppe, resto stupito dalla grandezza del suo cuore. Un cuore normale, ma dilatato all’infinito, nel momento in cui, accanto ai suoi desideri, ha fatto spazio al desiderio infinito del suo Creatore.

Giuseppe è uomo giusto perché vede in modo giusto la realtà. Per Giuseppe è giusto che Colui che lo ha fatto gli possa dire quello che debba fare. È giusto che colui che ha intessute tutte le fibre del suo cuore, gli dica come debba amare, in che cosa consiste l’amore.

E Dio ha fatto di lui un maestro eloquente dell’arte di amare. Eloquente, perché, lui taciturno, ha detto una sola grande decisiva parola che riassume tutto l’amore possibile, in cielo e sulla terra, la dolce e forte parola «Gesù», pronunciandola quando ha imposto quel nome, come gli era stato detto dall’angelo.

Una sola parola e tutta la vita al suo servizio. Una sola parola detta, Gesù, che vuol dire salvatore. E Giuseppe ha salvato quel piccolo salvatore, tanto fragile, dimenticando se stesso, lavorando, fuggendo, proteggendolo.

Una sola Parola, da far crescere nel mondo, ricevendola nella sua casa, curando nel quotidiano la sua crescita silenziosa, oscura, inavvertita. Una sola Parola, che con grande stupore realizzerà la profezia del «Servo del Signore», accolto dalla carissima sposa Maria, dichiaratasi umile serva del Signore. Giuseppe accogliendo Maria e Gesù è il primo «servo dei servi di Dio», un servo e solo un servo, felice d’esserlo perché sa quanto sia sublime il suo compito. Un servo e solo un servo, che rientra nell’ombra quando il suo compito è terminato, silenziosamente come silenziosamente è vissuto.

Un servo che trova la sua gioia e la sua gloria nello svolgere il suo compito di far crescere Gesù nel mondo, restando nel silenzio perché cresca la Parola, nell’oscurità perché cresca la Luce, nell’umile servizio perché l’umile servizio è il sigillo più autentico dell’Amore.

Possa io lasciarmi illuminare dalla tua silenziosa ed eloquente lezione, o Giuseppe, mio maestro nell’arte di amare, in un mondo nel quale urge strappare dal fango dove è stata gettata la grande parola «amore», inflazionata e stravolta, per ripulirla dagli svilimenti e dalle incrostazioni, ridandole tutto il suo splendore divino e il suo fascino umano. Perché, tu Giuseppe, non hai detto «Signore, Signore», ma hai fatto la volontà del Padre che è nei cieli.

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16 novembre 2019

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