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Tabità la vigile gazzella

· La resurrezione di una vedova misericordiosa ·

Si annidano negli scritti neotestamentari tante piccole storie dense di significati simbolici, talora riconducibili al largo tema della misericordia, che ha connotato l’anno giubilare e che ha visto il popolo di Dio impegnato nella risposta concreta all’invito di Papa Francesco.

«La resurrezione di Tabità (sarcofago, iv secolo chiesa di Santa Maria Maddalena a Saint-Maximin, Francia)

Tra le altre, sembra significativo il racconto della resurrezione da parte di Pietro della discepola Tabità — nome che significa gazzella — che, secondo quanto ricorda Luca (Atti degli Apostoli 9, 36-42), faceva molte opere buone ed elemosine. La donna abitava a Giaffa, laddove il principe degli apostoli era giunto, dopo aver guarito il paralitico Enea a Lidda (ibidem 9, 32-35). All’improvviso Tabità si ammalò e morì. La lavarono, la sistemarono in una stanza alta. Pietro entrò nella casa e trovò molte vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era con loro. Pietro fece uscire tutti e si mise a pregare e disse: «Tabità, alzati». Ed ella aprì gli occhi e si mise a sedere. Pietro la prese per mano e l’accompagnò verso i fedeli e le vedove felici.
L’episodio prodigioso non ebbe grande fortuna nell’esegesi patristica e, sin dalle origini, si accennò solo rapidamente all’atteggiamento misericordioso della vedova sarta da parte di Ireneo, Agostino, Cipriano, Giovanni Crisostomo, Cirillo di Gerusalemme, Basilio di Cesarea, Ambrogio. Tutti questi Padri esaltarono l’alto ruolo morale della vedova, da paragonare a quello rigoroso delle vergini.
Per quanto riguarda le manifestazioni artistiche, la storia trova espressione in un gruppo di sarcofagi provenzali, tra i quali emergono un esemplare di Arles e uno di Saint-Maximin in un discusso sarcofago di Fermo — tutti riferibili al secolo iv — e in un avorio, già del secolo V, del British Museum di Londra.

La lunga durata dell’iconografia del prodigio petrino denuncia una particolare fortuna dell’episodio miracoloso, di cui è protagonista una donna pia, una vedova dedita alla carità e alla misericordia nei confronti delle donne, che versavano nelle sue stesse condizioni. Da qui proviene il suo gentile soprannome, che la definisce Gazzella, ossia vigile, attenta, concentrata nel percepire i bisogni delle indigenti. Se, infatti, nelle prime comunità cristiane, le vedove soffrivano per problemi economici, non furono mai emarginate, tanto che entrarono ben presto nella gerarchia ecclesiastica, con il ruolo di chi poteva mettere a disposizione la propria esperienza e di chi poteva assurgere a simbolo della carità e della misericordia, nei confronti degli indigenti, degli orfani, di tutti gli emarginati della più antica societas cristiana.

di Fabrizio Bisconti

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22 agosto 2019

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