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Svolta culturale

· Dibattito sul fine vita ·

Il Centre national des soins palliatifs et de la fin de la vie ha promosso in Francia un’importante campagna informativa per far conoscere le cure palliative e la legge Claeys-Leonetti del 2 febbraio 2016 sul fine vita. La fin de la vie? Personne n’aime y penser — «La fine della vita? Nessuno desidera pensarci» — è il motto scelto per i vistosi manifesti sui quali appare una giovane donna nascosta sotto un vistoso cappello o un uomo letteralmente immerso nella lettura di un giornale che lo isola dal resto dell’ambiente circostante. Di fronte al crescere delle pressioni in favore dell’eutanasia e del suicidio assistito la campagna informativa mira prima di tutto a far conoscere quello che già esiste per legge: il diritto di ricevere un’assistenza adeguata quando si è colpiti da una malattia inguaribile e la possibilità di redigere delle direttive anticipate per precisare le proprie volontà in caso di incapacità a esprimersi.

A questo proposito si può leggere quanto «La Croix» riportava il 20 ottobre scorso: secondo un sondaggio condotto dall’associazione Ifop Alliance Vita e pubblicato in esclusiva dal quotidiano francese solo il 14 per cento dei cittadini transalpini ha redatto delle direttive anticipate in vista del proprio fine vita. Se si analizzano i motivi che hanno indotto 86 persone su 100 a non considerare utile questo strumento di decisione anticipata si scopre un dato allarmante: circa il 40 per cento di costoro ne ignorava semplicemente l’esistenza. Quindi, a parte chi non desidera pensare alla fine della propria vita e a chi ritiene troppo complesso compilare una direttiva anticipata, moltissimi sono ignari di questa possibilità. Il dato non è nuovo: nel 2004 un report dell’Hastings Center americano evidenziava come solo il 16 per cento dei cittadini statunitensi che avrebbe potuto farlo aveva effettivamente redatto una direttiva anticipata.
Quanto emerso deve far riflettere anche chi si appresta a legiferare in materia di fine vita e di direttive anticipate. La legge da sola rischia di fallire nell’intento di tutelare le scelte dei futuri malati e il problema è più complesso di quanto possa apparire a chi non è addetto ai lavori. Detto in altre parole, non è assolutamente certo che la via migliore sia introdurre per legge nuovi diritti se gli stessi non sono preceduti da una svolta culturale diffusa che permetta ai cittadini di accostarsi al problema attraverso un’informazione capillare e non manipolata, molto diversa da quella alla quale i mass media in molti casi ci hanno abituato. Senza conoscere che cosa sono le cure palliative, quali sono le reali possibilità di controllare i sintomi fisici, psichici, sociali e spirituali che affliggono chi è alla fine della vita per una malattia inguaribile, che differenza c’è tra cure palliative e suicidio assistito e che cosa significa redigere seriamente una dichiarazione o direttiva anticipata di trattamento si rischia di offrire un’illusione.
In molti paesi europei si è assistito per anni al tentativo di far leva sulle emozioni collettive per promuovere l’idea che la via migliore in caso di malattia inguaribile fosse quella della morte su ordinazione e si è fatto questo spesso sfruttando la paura della gente di fronte a temi che possono riguardare tutti e sui quali pochi hanno una reale competenza. Il sondaggio pubblicato da «La Croix» pone di fronte al fallimento di questo modus operandi e aiuta a comprendere che è necessario cambiare radicalmente strada, riscoprire alcuni antidoti all’ignoranza e alla paura rispolverando parole quasi fuori uso come dovere, responsabilità, educazione.

Da un lato il dovere di chi informa di offrire notizie complete e corrette permetterà a coloro che leggono o ascoltano di farsi un’idea compiuta e di esercitare in pieno i veri diritti; dall’altro la responsabilità che la classe politica deve assumersi di fronte a problematiche così delicate e complesse tornerà ad alimentare la funzione educativa della legge e dell’intera opera politica permettendo al dibattito di distendersi e di approfondirsi con onestà intellettuale.

di Ferdinando Cancelli

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